Home / Se te lo fossi perso / Cronaca / Nunzio Salafia, il delitto Dalla Chiesa, la strage della circonvallazione e la mafia siracusana fino ai nostri giorni

Nunzio Salafia, il delitto Dalla Chiesa, la strage della circonvallazione e la mafia siracusana fino ai nostri giorni

Nunzio Salafia è morto stroncato da un male incurabile. E’ stato uno dei maggiori uomini di spessore mafioso nel territorio siracusano. Un uomo d’onore, come è descritto chi riesce a mantenere la calma in carcere e durante la latitanza, a non tirare nei guai giudiziari altri mafiosi. Salafia, soprannominato “‘u patriarca”, era rispettato e nello stesso tempo temuto. Riusciva a rimanere latitante per anni, come nel miglior stile di mafia pesante, vecchia maniera. È stato uno dei protagonisti indiscussi della mafia siciliana. Coinvolto in fatti di sangue abbastanza gravi, ma è sempre uscito indenne dai processi di merito, compreso il delitto del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e della strage della Circonvallazione.

La provincia di Siracusa è stata da sempre considerata un porto franco, una zona “satellite” al servizio della malavita organizzata principalmente di Palermo e di Catania. Il rapporto con le cosche mafiose siciliane ma anche con la ‘ndrangheta calabrese e a tratti con la camorra è stato riscontrato in maniera continua per il traffico della droga.

Una storia che comincia all’alba degli anni Ottanta del secolo scorso e che sancisce un connubio tra la vecchia guardia malavitosa siracusana e il vertice di Cosa nostra; ha una premessa importante con il delitto del generale Dalla Chiesa, avvenuto il 3 settembre 1982, e con la strage della Circonvallazione di Palermo, entrambe coordinate dall’allora giudice istruttore Giovanni Falcone. In ambedue le circostanze, “picciotti” siracusani furono attori protagonisti. Per assassinare il boss catanese Alfio Ferlito, il 16 giugno 1982 perse la vita anche il carabiniere siracusano, Salvatore Raiti. Per quel barbaro fatto di sangue furono coinvolti, insieme con Nitto Santapola e i suoi uomini, i siracusani Nunzio Salafia, Salvatore Genovese, Antonio Ragona e Armando Di Natale i quali, a conclusione del processo, furono assolti per “la dimostrata insufficienza degli elementi a loro carico e non per l’accertata estraneità delle due stragi”.

Nel delitto del generale Dalla Chiesa, la moto di grossa cilindrata partì da Siracusa alla volta di Palermo. Nel corso delle indagini per i due attentati finisce nel mirino degli investigatori anche Armando Di Natale, anch’egli scagionato per quei fatti, ma classificato dalla guardia di finanza contrabbandiere internazionale (assassinato nell’ambito del traffico della droga mentre si trovava in un’area di servizio nell’autostrada Serravalle-Genova). Triste fine fece anche Salvatore Genovese che fu ucciso da un agente di polizia durante un tentativo di cattura.

Da qualche anno i rapporti tra i clan malavitosi si sono rinvigoriti per gli interessi del traffico della droga e delle armi, transitati in grande quantità per il territorio di Siracusa. Ingente il sequestro da parte delle forze dell’ordine di stupefacenti registrato negli ultimi trentasei mesi e con una frequenza di arresti con il coinvolgimento di una parte considerevole di incensurati, segno che il sistema funziona a compartimenti stagni e con un piano strategico-giudiziario d’alto livello. Non è un caso che il luogo d’appuntamento è stato individuato lungo l’arteria autostradale all’altezza dello svincolo tra Siracusa nord, Floridia e Priolo.

Nell’ultimo periodo sembra essere cresciuto l’interesse nella vendita all’ingrosso della droga, al punto da annoverare almeno quattro omicidi; l’ultimo in ordine di tempo quello di Nicola La Porta a Floridia per opera del gruppo emergente capitanato da Osvaldo Lopes, condannato a sedici anni, e tre ferimenti con arma da fuoco in poco tempo da parte dei clan contro dei giovani pusher che si affacciavano nello spaccio degli stupefacenti e che si sono scontrati in una guerra parallela e collegata al controllo del traffico della droga in tutta la provincia di Siracusa. A Floridia gli interessi per gli stupefacenti hanno un punto di forza economico, dove a investire e prestare tanti soldi, dietro interessi altissimi, sono da sempre gli storici usurai che agguantano ogni affare, anche sporco, dove poter lucrare, come in una sorta di “borsino” della droga, mentre prima i clan ricevevano il denaro e proventi dalle attività illecite, estorsioni e rapine fra tutti. Lo spaccato della criminalità si avvicina anche agli appalti pubblici e la vicinanza con alcuni politici si manifesta con il voto di scambio che i tanti processi hanno in parte confermato.

In tal senso, incontriamo negli Anni Novanta l’effetto dell’azione malavitosa locale in connubio con il potere politico-istituzionale con gli uomini del clan Urso-Bottaro nella gestione di servizi pubblici in concessione, come quello delle “maschere” e il noleggio dei cuscini durante le rappresentazioni classiche al Teatro greco, culminate con l’operazione “Agamennone” risalente al 2002. Stessa cosa per il “cartello” unico per l’affissione dei manifesti nelle competizioni elettorali, così come nella gestione della cartellonistica pubblicitaria di grandi dimensioni dove le aziende pagavano il pizzo per l’utilizzo degli spazi.

Il giro di denaro sull’affaire droga è indefinibile. I “banchieri” della droga rimangono un punto di riferimento certo e sicuro per corrieri e commercianti, che per motivi logistici s’incontrano in un luogo di passaggio più consono a regolare gli affari in gran segreto in un’area di servizio in una comune autostrada. Ma i soldi arrivano anche dalla vicina Catania, dove le risultanze che i magistrati inquirenti della Dda di Reggio Calabria riportano nei verbali e nei decreti, parlano del territorio di Siracusa come un luogo dove si manifesta il “traffico illecito di droga intenso, dove si trovano riscontri nei rapporti allacciati con esponenti della realtà criminale siciliana”, anche se ora gli equilibri sono in fase di assestamento dopo la scarcerazione di alcuni elementi di spicco dei clan storici. Molti sono stati nel passato i corrieri siracusani arrestati nel territorio di Messina provenienti dalla Calabria da parte di polizia e carabinieri con i rispettivi gruppi operativi antidroga in servizio a Siracusa.

Concetto Alota

Informazioni su Redazione

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*