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Oggi l’anniversario della battaglia di Montgisard

Distinguendo l’esercito musulmano all’orizzonte, i cristiani restarono pietrificati dall’evidente superiorità numerica e dalla loro predisposizione in battaglia. Baldovino IV d’Angiò, detto il Re Lebbroso, smontò da cavallo e il vescovo di Betlemme gli consegnò la reliquia della “Vera Croce” che aveva in consegna. Il re allora si prostrò di fronte alla sacra reliquia invocando l’aiuto divino per la vittoria. Dopo essersi rialzato, esortò i suoi uomini ad avanzare e caricare.

Baldovino stesso guidò la carica dei cristiani in prima linea con l’effigie di San Giorgio di fronte a sé e la Vera Croce luminescente come il sole.La reazione di Baldovino è nota per essere stata immortalata nel dipinto di Charles Philippe Larivière la Battaglia di Ascalona.
Figlio di Amalrico I re di Gerusalemme, la storia di Baldovino fu veramente unica nel suo caso.Affidato a Guglielmo di Tiro, futuro Arcivescovo e cancelliere del Regno di Gerusalemme; egli fu il primo a notare che il giovane principe non sentiva dolore quando gli si pizzicava il braccio destro.In un primo tempo pensò ad un’accentuata capacità di resistenza al dolore, poi condusse alcuni esami e scoprì che il braccio e la mano destra erano in parte paralizzati e col tempo si venne a conclusione che la diagnosi sul suo stato di salute fosse pessima e che il principe soffriva di lebbra e durante l’adolescenza il decorso della malattia subì un’impressionante accelerazione, degenerando nella sua forma più devastante, ovvero la lepromatosa.

Nonostante le pessime premesse del futuro regnante, re Amalrico nel 1174 si spense e Baldovino IV, all’età di 13 anni venne incoronato re di Gerusalemme nella data del 15 luglio, ovvero nello stesso giorno in cui nel 1099 le armate cristiane di Goffredo di Buglione conquistarono Gerusalemme al termine della Prima Crociata.
A causa della sua malattia, i cortigiani e i nobili si resero conto che non avrebbe regnato a lungo, per tale motivo ci fu una vera e propria corsa per ottenere favori e influenze dagli eredi di Baldovino, principalmente la sorella Sibilla e la sorellastra Isabella.Tuttavia a soli 14 anni, Baldovino prese attivamente le redini del regno, compiendo le sue prime spedizioni militari, strappando il trattato di pace che i monarchi precedenti avevano stipulato con Saladino e riprendendosi con la forza i territori di Damasco e Buqaya.Le truppe cristiane poterono avere il primo assaggio delle doti di condottiero del giovane sovrano.Saladino, uomo molto saggio e mite ma conosciuto per la sua ferocia in combattimento, partì dal Cairo con un imponente esercito di circa 26.000 uomini, diretto verso la piazzaforte templare di Gaza e da lì partire per invadere e conquistare il regno di Gerusalemme.

Baldovino invece era stato abbandonato da diversi nobili locali che non vedevano l’ora che la malattia di cui egli soffriva potesse arrivare allo stadio terminale e portarlo alla morte, così da potersi spartire il trono.In effetti Baldovino ci era arrivato ormai molto vicino. A soli 16 anni si trovava ormai allettato e con le piaghe della lebbra che dilaniavano il suo corpo, ma non potendo più delegare ad altri il comando delle operazioni militari, Baldovino si alzò a fatica dal letto, indossò la sua celebre maschera d’argento, che nascondeva e allo stesso alleviava le piaghe del suo volto, e partì verso Ascalona con soli 500 cavalieri per intercettare l’esercito del Sultano. Questi, ormai sicuro della vittoria, mosse direttamente verso Gerusalemme, mentre Baldovino lungo il tragitto era riuscito a mettere in piedi un esercito di appena 1.400 soldati, contro i 30.000 comandati dall’esperto Sultano d’Egitto.Rinaldo di Châtillon, acerrimo nemico di Saladino, appena liberato dalla sua prigionia ad Aleppo, cercò di prestare soccorso a Baldovino ma venne fermato a Gaza, dove Saladino giustiziò i suoi prigionieri cristiani e continuò la sua marcia verso Gerusalemme, pensando che Baldovino, un ragazzino malato di lebbra al comando di un pugno di uomini, non avrebbe mai pensato di inseguirlo.

La situazione era veramente disperata. Saladino prese una città dopo l’altra, Ramla Lidda e Arsuf, ma Baldovino e i Templari riuscirono a liberarsi dai rispettivi assedi, e marciarono lungo la costa, e prima che raggiungesse Gerusalemme, Saladino fu intercettato a Montgisard, dove il fato aveva deciso che quello sarebbe stato il luogo dello scontro decisivo.
La battaglia, contro ogni pronostico, fu a senso unico.L’esercito del Sultano venne sbaragliato dall’impeto della carica di cavalleria pesante guidata dal giovane re lebbroso. Le armate islamiche vennero massacrate e Saladino stesso riuscì miracolosamente a salvarsi fuggendo dalle enormi piogge di frecce solo perché cavalcava un particolare cammello da corsa.In ogni caso, per il Sultano d’Egitto fu una grave disfatta, dove perse il 90% del suo esercito, compresa la sua guardia personale servile di mamelucchi, tant’è che lo stesso Saladino definì Montgisard “una disfatta grande come una catastrofe”.

Nella sua ferma fede cristiana, convinto che l’aiuto divino fosse l’unico vero vincitore della battaglia, Baldovino fece erigere un monastero benedettino sul luogo in cui si svolse la gloriosa battaglia di Montgisard, dedicato in onore di Santa Caterina di Alessandria, celebrata proprio il 25 novembre in onore al trionfo.

Giovanni Intravaia

Presidente Società di studi storici e politici Federico II di Svevia

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