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Omicidio Pace, un Gps per ritrovare l’arma del delitto

I carabinieri avevano individuato il luogo in cui è stata gettata la pistola, utilizzata per uccidere Andrea Pace, il giovane avolese, assassinato la notte dell’11 giugno 2019. Lo ha riferito il sottufficiale Massimo Mancuso, esaminato ieri in occasione del processo a carico dei fratelli Salvatore e Corrado Caruso, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’assise di Siracusa. Il verbalizzante, rispondendo alle domande del pm Carlo Enea Parodi, ha sostanzialmente riferito sull’attività d’indagine svolta dagli investigatori nell’immediatezza del fatto di sangue.

In assoluta segretezza, i carabinieri erano riusciti a installare un Gps sull’auto di Salvatore Caruso. Non sospettando che la vettura fosse sorvegliata a distanza, Caruso si è recato ad Avola Antica gettando l’arma in un dirupo. Ed è proprio in quel luogo che i carabinieri sono andati a colpo sicuro. Recuperando l’arma del delitto. La deposizione del verbalizzante inchioda ulteriormente Salvatore Caruso alle proprie responsabilità.

I fratelli Salvatore e Corrado Caruso devono rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e porto abusivo di arma da sparo. Gli imputati furono sottoposti a fermo di indiziati di delitto dai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Noto, perché ritenuti responsabili dell’agguato compiuto ai danni di Andrea Pace. Il giovane avolese fu ucciso mentre stava aprendo il portone della sua abitazione, in Via Neghelli. Soccorso da padre, per il giovane non ci fu nulla da fare.

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