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Operazioen S. Paolo, il boss Aparo: processo in abbreviato

Il boss di Solarino, Antonino Aparo, ha ottenuto dal gup del tribunale di Catania, Stefano Montoneri, di essere processato con il rito abbreviato. Il processo è quello scaturito dall’operazione “San Paolo”, portata a termine dai carabinieri nel luglio dello scorso anno. Insieme con Aparo saranno processati con il rito alternativo anche i fratelli Massimo e Giuseppe Calafiore, il primo ritenuto il reggente, il secondo il suo luogotenente del clan che operava fra Floridia e Solarino. Hanno optato per il rito alternativo anche Salvatore Giangravè e Angelo Vassallo, che avrebbero affiancato i due Calafiore nelle attività illecite della presunta associazione malavitosa che operava in usura, estorsioni e traffico di stupefacenti. Giuseppe Crispino e il veterinario Domenico Russo, invece, attendono che il pubblico ministero Alessandro Sorrentino formalizzi la richiesta di rinvio a giudizio per affrontare il processo con il rito ordinario.  

Il boss Aparo, che è difeso dall’avvocato Antonino Campisi, intende uscire subito dal processo. Ha già ottenuto dal tribunale del riesame di Catania l’annullamento dell’ordinanza con cui il Gip del tribunale etneo, Carlo Umberto Cannella, il 27 luglio ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imputato.  

Secondo l’accusa, Aparo, dal carcere dell’Opera a Milano, dopo avere concluso il periodo di detenzione in regime di 41 bis, avrebbe impartito ordini per la ripresa delle attività illecite sul territorio. Avrebbe affidato la reggenza a Massimo Calafiore. Lui, però, ha sempre rigettato tale ipotesi sostenendo di non avere inviato alcuna missiva dal carcere né di avere avuto alcun rapporto con Massimo Calafiore. Anzi, nel mese di febbraio, ha scritto una lettera al sindaco di Solarino, Sebastiano Scorpo, con cui ha dichiarato di essere un uomo nuovo, invitando i suoi concittadini a denunciare coloro che si presentassero a nome suo per fatti illeciti e chiedendo scusa per il suo passato burrascoso che ha provocato dolore a tante persone. 

Forte della sentenza della Corte di Cassazione, che ha annullato due capi d’imputazione, soprattutto quello relativo all’associazione mafiosa, il solarinese Massimo Calafiore, difeso dall’avvocato Domenico Mignosa, conta anch’egli di chiarire la posizione e chiudere già subito la partita con la giustizia. La prima udienza del relativo processo è stata fissata per il 14 maggio. In quella circostanza sarà il rappresentante della pubblica accusa svolgere la requisitoria e avanzare le proprie richieste.  

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