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Operazione Algeri: revocato il reddito di cittadinanza a diciassette indagati

Sono iniziati questa mattina gli interrogatori di garanzia nei confronti delle persone coinvolte nell’operazione denominata “Algeri”. I ventotto indagati, arrestati ieri mattina nel blitz dei carabinieri, sono stati tradotti in diverse carceri siciliane mentre il diciassettenne comparirà davanti al giudice del tribunale dei minori per l’udienza di venerdì.

Devono rispondere a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti. Per diciassette di loro è scattato anche il provvedimento di revoca del reddito di cittadinanza. La segnalazione all’Inps diventa automatica nel momento in cui è scattata l’indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catania.

Dalle indagini dei carabinieri sono emersi particolari per certi versi inquietanti che confermano, però, che attorno al traffico degli stupefacenti siano coinvolte intere famiglie, dedite al confezionamento, alla custodia ma anche al traffico degli stupefacenti. Un ruolo attivo avrebbero avuto le donne e persino i loro figli minorenni. 

Le donne rivestivano compiti operativi precisi provvedendo all’approvvigionamento di droga e si occupavano del confezionamento fino alla consegna della sostanza agli spacciatori al dettaglio. Erano considerate molto abili nella gestione delle attività, al punto che gli inquirenti le definiscono “donne manager” della droga,  in grado di sostituire gli uomini negli affari illeciti. 

Anche i figli minori degli indagati assistevano a tutte le operazioni relative al traffico degli stupefacenti che avveniva nell’abitazione di Cacciatore. Gli investigatori hanno potuto appurare attraverso le intercettazioni che il padre e la madre cucinavano e confezionavano le sostanze di vario genere trattato dal gruppo; i minori erano presenti durante le riunioni e gli incontri con spacciatori e fornitori. Stavano al tavolo coi genitori durante i conteggi e talvolta li aiutavano a farli. Facevano telefonate per conto dei genitori per comunicare con il magazzino e fare recapitare lo stupefacente necessario. 

I minori di un altro gruppo familiare effettuavano, invece, con regolarità il proprio turno di spaccio o di vedetta, come riscontrato dalle riprese video e dalle intercettazioni. I loro nomi finivano, addirittura, all’interno dei registri contabili sequestrati dai carabinieri, in cui erano inseriti i clienti, le partite di droga e il corrispettivo in denaro. 

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