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Operazione Eclipse: quasi tutti gli indagati fanno scena muta

Si sono avvalsi quasi tutti della facoltà di non rispondere gli indagati coinvolti nell’operazione “Eclipse”, portata a termine venerdì mattina dai carabinieri della Compagnia di Noto, nell’ambito di un indagine attorno a una presunta associazione dedita alle estorsioni e al traffico degli stupefacenti. L’unico rispondere alle domande del gip del tribunale aretuseo, Carla Frau, che lo ha interrogato per rogatoria nella casa circondariale di Cavadonna, è stato l’avolese Giovanni Di Maria che ha rigettato ogni addebito sostenendo, quindi d essere estraneo alla vicenda in cui si trova coinvolto.

Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, ha rilasciato dichiarazioni spontanee l’avolese Corrado Lazzaro. Difeso dall’avv. Campisi, l’indagato ha escluso di fare parte di qualsivoglia associazione malavitosa e ha poi parlato dei suoi rapporti con Giuseppe Capozio, un altro degli indagati, finito in carcere in precedenza per la tentata estorsione a una ditta edile ad Avola. Lazzaro ha sostanzialmente detto di essere legato da rapporti di amicizia e che per tale motivo in diverse circostanze gli ha prestato anche la sua automobile.

Hanno fatto scena muta tutti gli altri indagati, che sono comparsi davanti al gip del tribunale di Catania, Carlo Umberto Cannella, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Sebastiano Amore, Giuseppe Bianca, Corrado Lazzaro, Paolo Nastasi, Giuseppe Tiralongo, Corrado Vaccarella e Gianluca Vaccarisi.

Nelle 500 pagine di cui si compone l’ordinanza del gip, una parte del contenuto è riservato alle due donne, coinvolte nell’operazione dei carabinieri. Monica Campisie Concetta Cavarra si trovano detenute nel carcere di Messina dove quest’oggi saranno sottoposte interrogate per rogatoria. Il pm Alessandro Sorrentino, della Dda di Catania, sostiene che abbiano avuto un ruolo importante nella gestione delle attività illecite e nel riferire all’esterno gli ordini impartiti dai rispettivi mariti, detenuti in carcere.

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