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Operazione San Paolo, il clan Aparo si era riorganizzato: 22 arrestati (Video)

Nelle prime ore della mattinata odierna, su delega di questa Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, i Carabinieri della Sezione Operativa del NORM della Compagnia di Siracusa, con la collaborazione del personale dei Reparti dipendenti della predetta Compagnia, delle Compagnie di Augusta e di Noto e del Reparto Operativo del Provinciale di Siracusa, con il supporto di un elicottero del 12° Elinucleo Carabinieri di Catania (CT) ed unità cinofile antidroga del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT), hanno dato esecuzione a 24 provvedimenti cautelari (19 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), emessi dal GIP del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e usura, tentata estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, aggravati dalla finalità di agevolare il clan Aparo attivo nel territorio di Floridia e Solarino.
Le indagini, avviate nel mese di settembre 2017 e durate circa un anno, hanno consentito, mediante specifici servizi di osservazione, controllo e pedinamento, oltre che attraverso l’installazione di videocamere e l’attivazione di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, di disarticolare un sodalizio mafioso riconducibile alla sfera di influenza del clan APARO, storicamente dominante nei comuni dell’hinterland siracusano, come Floridia e Solarino, quest’ultimo comunemente denominato “San Paolo”, da cui il nome dell’indagine.


Il sodalizio aveva al suo vertice CALAFIORE Massimo, il quale era stato investito della reggenza “pro tempore” del clan direttamente dal suo storico boss, APARO Antonio, mediante l’invio di missive spedite mentre questi si trovava ristretto nel carcere di Milano, una volta terminato il regime del 41 bis. Accanto a CALAFIORE Massimo, in qualità di suo luogotenente, era stato collocato CALAFIORE Giuseppe. Ulteriori partecipi dell’associazione in posizione apicale e gestori dell’usura e del traffico di stupefacenti, erano GIANGRAVE’ Salvatore e VASSALLO Angelo, da poco scarcerati dopo un lungo periodo di detenzione. Inizialmente ostili alla reggenza dei CALAFIORE, GIANGRAVE’ e VASSALLO erano stati successivamente convinti da ulteriori missive trasmesse dal carcere da parte dello stesso APARO Antonio. Il braccio armato del clan, utilizzato per mantenere il regime di sopraffazione ed omertà sul territorio a favore dell’associazione, era invece costituito da LIOTTA Mario, recentemente deceduto, e dal figlio LIOTTA Francesco, divenuti l’articolazione operativa del gruppo criminale, con compiti di intimidazione violenta a commercianti e ad altri privati.
Il clan, così composto, aveva dato vita a un vero e proprio dominio sui centri di Floridia e Solarino. Molteplici erano i campi di influenza dell’associazione mafiosa, dall’usura agli stupefacenti, dalle estorsioni ai danneggiamenti mediante attentati incendiari.
In particolare, l’indagine traeva origine da alcuni incendi verificatisi nel comune di Floridia a danno di esercizi commerciali, tutti accomunati dallo stesso modus operandi. Analizzando tali episodi si risaliva agli autori materiali e ai loro mandanti, facendo venire alla luce l’esistenza di un’associazione di tipo mafioso radicata sul territorio, resasi responsabile di numerosi episodi di usura, di cui gli incendi e i danneggiamenti costituivano l’esortazione a pagare. A capo dell’associazione, vi erano, come detto, proprio i due CALAFIORE che, utilizzando denaro del sodalizio criminale, concedevano prestiti a tassi usurari a privati cittadini in stato di bisogno, tra cui anche commercianti in difficoltà, praticamente sostituendosi agli istituti bancari. A differenza di questi ultimi, …

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