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Operazione San Paolo: sequestrati beni per 300mila euro a Massimo Calafiore

Il sequestro operato dai militari della Guardia di finanza. Il legale ha fatto istanza di dissequestro

E’ stata applicata la misura di prevenzione patrimoniale nei confronti del solarinese Massimo Calafiore di 52 anni, coinvolto nell’operazione antimafia, denominata San Paolo, portata a termine il 27 luglio dai carabinieri. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione. La a Guardia di Finanza di Siracusa ha sequestrato un appartamento ubicato nello stesso comune ibleo e un’autovettura di grossa cilindrata, rapporti bancari e finanziari per il valore complessivo di circa 300mila euro.

Calfiore è stato condannato il 24 luglio 1998, dalla Corte di Assise di Siracusa, alla pena di anni 2 di reclusione per il reato di associazione mafiosa, per aver fatto parte del clan Aparo dal 1988 al 1996. Il 13 gennaio 2003 la Corte di appello di Catania gli ha inflitto la pena di anni 9 e mezzo di reclusione per il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Entrambe le sentenze sono passate in giudicato.

Oltre alla pericolosità sociale, il provvedimento scaturisce dalla sproporzione tra il reddito denunciato e il complesso patrimoniale. Le indagini hanno permesso di riscontrare l’incapacità del nucleo familiare del di Calafiore a far fronte agli impegni economici assunti. In tal senso, l’insieme dei redditi dichiarati e percepiti, confrontati con il valore dei beni acquistati e con le ulteriori uscite rilevate nel periodo temporale di riferimento, sono risultati assolutamente insufficienti a giustificare gli acquisti stessi dimostrando così un tenore di vita decisamente elevato ed incongruo rispetto alle possibilità.

Sottoposto attualmente alla misura della custodia cautelare in carcere, proprio la scorsa settimana Calafiore ha beneficiato di una sentenza dalla corte di Cassazione che ha annullato i due più gravi capi d’imputazione a lui attribuiti, cioè l’associazione mafiosa e l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sulla scorta di tale sentenza, il legale difensore, avvocato Domenico Mignosa, ha presentato al tribunale della libertà di Catania una nuova istanza di scarcerazione per il suo assistito mentre ha già proposto al tribunale misure patrimoniali istanza di dissequestro dei beni.

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