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Pachino, attentato all’auto del pubblico ufficiale: 3 condannati

Il gup del tribunale di Catania, Antonio Currò ha inflitto 3 condanne per la bomba carta fatta esplodere a Pachino un anno fa sotto la vettura dell’avv. Adriana Quattropani. Il giudice ha inflitto 4 anni e 4 mesi di reclusione a Giuseppe Vizzini ‘u Marcuottu. Condannati anche i figli, Simone a 4 anni e Andrea a 3 anni e 10 mesi di reclusione. I 3 erano stati raggiunti ad aprile da un’ordinanza di custodia cautelare perché accusati a vario titolo di minaccia e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, detenzione e porto illegale di un ordigno esplosivo, aggravati dalle modalità mafiose e per agevolare l’associazione il clan Giuliano.

Il Gup Currò ha sostanzialmente accolto la tesi dell’accusa, mentre la difesa, rappresentata dagli avv. Giuseppe Gurrieri ed Eugenio De Luca, hanno sostenuto nelle rispettive arringhe che quella bomba non costituirebbe alcuna minaccia a pubblico ufficiale. I legali difensori dei Vizzini attendono adesso il deposito delle motivazioni della sentenza per avanzare ricorso in appello.

La vicenda, come si ricorderà, si è consumata il 29 dicembre dello scorso anno a Pachino. Secondo quanto emerso dalle indagini dei poliziotti del commissariato di Pachino con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Catania, dopo aver seguito gli spostamenti del pubblico ufficiale, gli imputatihanno fatto esplodere un ordigno danneggiando l’autovettura della malcapitataprofessionista che stava svolgendo la funzione di curatore fallimentare, nominato dal tribunale di Siracusa. Stava procedendo, infatti, al rilascio alla persona che ne aveva diritto, di un distributore di carburante gestito dalla ditta condotta dalla moglie di Giuseppe Vizzini. Per gli inquirenti, bisognava dare una risposta all’ “offesa” costituita dallasottrazione coatta dell’esercizio commerciale al punto da “ledere il prestigio criminale del clan sul territorio”. L’attentato ha avuto un prologo nel mese di febbraio dello scorso anno quando Giuseppe Vizzini aveva intimidito l’avv. Quattropani chiedendole se avesse figli e ricordandole l’uccisione del cognato per un regolamento di conti. Per gli inquirenti era una velata minacciava ai danni del curatore fallimentare per interrompere la procedura di apposizione dei sigilli al distributore di carburante.

La persona offesa ha sporto denuncia consentendo ai poliziotti del commissariato di Pachino di ricostruire l’intera vicenda. Giuseppe Vizzini a bordo di una Renault Kangoo ha accompagnato il figlio Simone sul luogo dell’esplosione e poi ha controllato a distanza l’operato delle forze dell’ordine. Quest’ultimo ha collocato l’ordigno sotto l’autovettura della malcapitata provocando l’esplosione. Poi ha consegnato la felpa che avrebbe potuto identificarlo consegnandola al fratello Andrea. Quest’ultimo, concorreva inoltre nell’attentato anche come “palo” avendo osservato i movimenti dell’avv. Quattropani durante i suoi spostamenti in piazza Indipendenza a Pachino.

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