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Petrolchimico, puzza nauseabonda alla Pizzuta: il silenzio delle industrie e delle istituzioni e tanti malati cronici

Foto di repertorio

Siracusa. Poche ore fa alla Pizzuta una puzza irrespirabile e un’aria irrespirabile proveniente dalla vicina zona industriale hanno costretto le famiglie a chiudere porte e finestre. I residenti hanno segnalato un forte bruciore agli occhi e alla gola nella generalità e in certi casi si registra una sofferenza per i soggetti immunodepressi con problemi di asma e di respirazione. Un evento che non si può definire ogni tanto, ma sempre. Una storia vecchia quanto drammatica con il rischio di non essere controllata dalle istituzioni. Il vecchio parallelismo lavoro-industria-inquinamento impossibile da scorporare. Difficile da eliminare puzza e miasmi, malattie a ventaglio tanto da comportare tumori e malattie senza alcun controllo. Nella proporzione ha creato più morti l’inquinamento selvaggio che il coronavirus.

Ad essere franchi non è peccato: spiacenti, ma non c’è proprio niente da fare. Un destino crudele che ci riporta al sogno dell’Eldorado e il lavoro sicuro come la morte con cui siamo costretti giocoforza ad anticipare la conoscenza.

Subito dopo il tremendo scoppio con incendio in un’industria, la 3V Sigma dell’ex petrolchimico, nella zona di Malcontenta, che produce vernici, solventi, sbiancanti, l’amministrazione comunale ha subito invitato la popolazione in via prudenziale a chiudere le finestre e restare in casa con stracci umidi per evitare che il fumo tossico entri nelle abitazioni, ma nel circondario industriale siracusano, anche alla presenza di puzza e cattivi e sinistri odori, fumi e fiamme dalle fiaccole, come quelli di stasera, insiste il silenzio assoluto. Semplicemente, vergognoso.

Insiste da noi, di fatto e di diritto, la mancanza della distanza di sicurezza tra le industrie insalubri dei centri abitati, come le raffinerie e le fabbriche che producono prodotti chimici, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti; miasmi che si propagano per chilometri nei comuni viciniori.

 Dovevano essere costruite in zone isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; le nostre esperienze, indicano che mancano le dovute cautele per l’incolumità del vicinato. Da 1949 la Storia del petrolchimico siracusana parla di 350 morti per infortuni per diverse cause, scoppi e incendi compresi, migliaia i feriti, mentre i morti e i malati di cancri, non si contano più.

Chi svolge un’attività che prevede l’impiego di gas nocivi che disturbano l’ambiente, rifiuti tossici, è da classificarsi industria insalubre; infatti, dovrebbe svolgere la propria attività lontano dalle abitazioni. E questo a prescindere dalle legge che scrivono e approvano i governi in connubio con le lobby della chimica e della affinazione, come nel nostro caso.

I Comuni, volendo, potrebbero ritenere inammissibile l’esercizio dell’attività che non rispettano le norme previste dalle legge in materia; peggio ancora quando la distanza dal centro abitato non è sufficientemente lontana per smaltire i cattivi odori e i gas. Il pericolo per la popolazione si è fatto serio. Ma quello che stride è la strafottenza di alcune industrie che scaricano sicuri di non essere pizzicati. Perché? Troppo facile. Provate con un’altra domanda più difficile.

Concetto Alota





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