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Petrolchimico Siracusano, impossibile non inquinare e la scelta tra lavoro e salute 

Ancora un fuori servizio negli impianti della raffinerie della Sonatrach, ex Esso Italia, di Augusta e l’emergenza dello scarico in torcia per bruciare i gas infiammabili rilasciati dalle valvole di sicurezza a seguito di una sovra-pressione indesiderata nelle apparecchiature di impianto.

E questo avviene anche in fase di fermata o avviamento parziale o totale degli impianti; le torce sono spesso utilizzate per una combustione programmata dei gas per brevi periodi.

L’invio di gas in torcia previene l’emissione in atmosfera di tutta una serie di sostanze gassose pericolose per la salute e la sicurezza delle persone e per l’ambiente, quali per esempio: composti infiammabili, tossici, nocivi o irritanti per l’uomo o con impatto ambientale sulla fauna e la flora.

A parte le ovvie emissioni di gas combusti in atmosfera, quando entrano in funzione le torce producono un impatto legato al forte rumore, alla luce e all’irraggiamento termico nella zona sottostante; impatti che vengono prodotti solo nei casi di emergenza in cui la torcia entra in funzione, tuttavia il pilota è una fiamma sempre accesa e che quindi rappresenta una fonte continua, per quanto limitata di emissioni di gas nocivi per l’ambiente.

“Riconsegniamo una Raffineria ancora più affidabile e dotata dei più moderni dispositivi di controllo che continueranno ad assicurare nel tempo sostenibilità ambientale e sicurezza”. Così l’amministratore delegato di Sonatrach, Raffineria Italiana, Rosario Pistorio alla conferenza di presentazione dei risultati della fermata generale di manutenzione della Raffineria di Augusta, ex Esso, che ha visto coinvolte più di 100 ditte con oltre il 90% di maestranze locali con picchi di oltre 4300 addetti per un totale di circa tre milioni e mezzo di ore lavorate, per un totale di spesa di circa 190 milioni di euro. “La proiezione di lungo termine, a 20-30 anni, che vede ancora la fonte petrolifera come componente essenziale per l’approvvigionamento energetico – ha detto ancora l’Ing Pistorio – è realizzabile solo se basata sull’integrità delle operazioni, il rispetto per l’ambiente e per le comunità in cui si opera”.

Un auspicio diplomatico che non lascia dubbi sul progetto robusto e ben pianificato,studiato nei minimi particolari; la Sonatrach di Augusta si adegua, nel gioco delle parti, almeno sulla carta, alla ripresa del mercato del petrolio e al rispetto dichiarato della riduzione degli inquinanti secondo la normativa. Le compagnie petrolifere, dopo la chiusura di oltre una dozzina di raffinerie in Europa, sono rimaste in attesa per anni del possibile picco del petrolio con il calo drasticamente del consumo e rendere gli impianti sovrabbondanti rispetto alle necessità di produzione.

Da parecchi anni si è avuto al contrario un netto aumento degli investimenti, sia in nuovi impianti sia nel miglioramento di quelli esistenti. Una condizione che non ci libera però dall’inquinamento incontrollato e senza alcuna possibile difesa dell’ambiente per i tanti potenziali connubi tra la politica, gli uomini delle istituzioni preposti e gli industriali senza scrupoli. Un ricatto occupazionale e il continuo scambio dei favori. Un vizio tanto vecchio e tanto amato. Specie in tempi di crisi economica profonda.

Il problema rimane nel conciliare la produzione d’idrocarburi e il forte inquinamento che insiste nel territorio industriale siracusano. L’industria in generale contribuisce in modo molto sensibile alla cattiva qualità dell’aria. Molti inquinanti che sembravano essere finiti nell’oblio e che invece contribuiscono in modo molto pesante a rendere insalubre l’aria respirata nei luoghi di lavoro e nei centri urbani limitrofi alle aree industriali. Le industrie del petrolchimico quindi continuano a inquinare l’aria che respiriamo, oltre a produrre reflui liquidi da depurare e rifiuti solidi da trattare e smaltire in modo adeguato. La raffinazione petrolifera immette nell’aria, sempre nei limiti tollerati, sino a riprova del contrario, nei cieli dei comuni industriali, veleni dannosi alla vita in generale; ma non la pensano così i consulenti della Procura di Siracusa che scrivono di un costante e forte inquinamento nel territorio industriale siracusano.

Dopo 70anni d’inquinamento selvaggio di silenzi, tra intrighi e connubi e un gioco “al gatto e la volpe”, a pensare male non si sbaglia mai; ed ecco che le visioni delle torce e dei camini delle varie raffinerie sono sempre molto dense di fumi neri e sinistri. Il territorio industriale siracusano inutile nasconderlo è soffocato da anni da veleni nella falda acquifera, nell’aria, nel mare e nella terra. La raffinazione di petrolio ha gravi conseguenze sull’ambiente e sulle persone. Una raffineria di petrolio è un impianto industriale con un forte impatto ambientale, e le emissioni, pur ridotte, non sono mai del tutto annullate, e le grandi dimensioni di questi impianti fanno sì che queste emissioni, piccole se considerate relativamente, siano comunque importanti in termini assoluti d’inquinamento.

D’altra parte, le raffinerie sono un tassello essenziale nella filosofia della nostra vita attuale. È quindi giusto operare per un sempre minore impatto ambientale delle raffinerie, si deve pur sempre tenere conto che nessun processo, fisico o chimico, può mai lasciare inalterato l’ambiente che lo circonda.

È particolarmente onerosa la dismissione di una raffineria, per la contaminazione dei terreni circostanti con rifiuti e liquami tossici. Una tecnica utilizzata per le bonifiche attraverso l’assorbimento termico che consiste nel bruciare i residui petroliferi, con notevoli disagi per la popolazione sottoposta all’inalazione di fumi tossici e puzza nauseabonda che somiglia molto al continuo, sfiaccolamento notturno che per circa un mese si è verificato nelle fasi di ripartenza della raffineria della Sonatrach dopo la fermata che per settimane ha scaricato fumi e gas con copiosi fumi nella zona industriale siracusana. Qual è la Verità: la mia, la tua o quella vera che si vuole nascondere a tutti i costi?

È impossibile azzerare l’inquinamento che produce la raffinazione; le conseguenze dell’estrazione del petrolio e dell’uso degli idrocarburi sono apocalittiche e l’ambiente è ormai molto compromesso, la salute e i diritti della popolazione, cancellati. Nel mondo si consumano oltre 100 milioni di barili di petrolio ogni giorno. Senza voler angosciare o amplificare la cosa, la strada verso la distruzione della terra è tracciata e la meta si fa sempre più vicina. La moderna società dipende dal petrolio: benzina, plastica, asfalto, oli lubrificanti, cherosene, catrame, diesel e gas. Un consumo che equivale in termini di fatturato e d’interessi per le lobby della chimica e della raffinazione a una montagna di miliardi di dollari l’anno.

In Sicilia, come nel resto d’Italia, si vuole impedire il ricorso a nuove trivellazioni in mare e nella terra ferma in luoghi in cui la natura è preziosa, alla ricerca dell’oro nero. Ma girano troppi, tanti interessi.

La corsa che dapprima sembrava rallentare il consumo, da qualche anno non sembra arrestarsi sia per ragioni ecologiche, sia per ragioni economiche; la corsa fine è ad accaparrarsi i pozzi di petrolio, le trivelle e le raffinerie. Le cause dei cambiamenti meteorologici estremi arrivano dalle fonti fossili, che rappresentano ancora oggi l’80 per cento dei consumi globali di energia.

Le fonti rinnovabili sono la scelta ecologica sostenibile, ma tardano ad arrivare. C’è ancora tanto, troppo petrolio a buon prezzo per speculare e guadagnare montagne di dollari. Senza dimenticare i danniambientali che il petrolio causa a livello locale, nelle aree in cui insistono i petrolchimici come qui da noi.

Concetto Alota

Tabella dei rifiuti prodotti nella raffinazione del petrolio del gas e nella purificazione del gas naturale e del suo trattamento.

Ma dove finiscono davvero alla fine del ciclo dello smaltimento? 

Fanghi da processi di dissalazione; morchie depositate sul fondo dei serbatoi: fanghi di alchili acidi; perdite di olio; fanghi oleosi prodotti dalla manutenzione d’impianti e apparecchiature; catrami acidi; altri catrami; fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose; fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti; rifiuti prodotti dalla purificazione di carburanti tramite basi; acidi contenenti oli; fanghi residui dell’acqua di alimentazione delle caldaie; rifiuti prodotti dalle torri di raffreddamento; filtri di argilla esauriti; rifiuti contenenti zolfo prodotti dalla desolforizzazione del petrolio; bitumi; rifiuti non specificati altrimenti. Rifiuti prodotti dalla purificazione e dal trasporto di gas naturale: rifiuti contenenti mercurio; rifiuti contenenti zolfo; rifiuti non specificati.

Un commento

  1. Se è impossibile non inquinare è possibile viverci accanto?

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