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Petrolchimico. Tra Covid-19, puzza, miasmi e la replica dell’Arpa

Di primo acchito l’impressione che le raffinerie in generale, compreso quelli del petrolchimico siracusano s’intende, vogliono continuare ad inquinare gratis. In questi giorni di Pasqua una puzza irrespirabile con forti miasmi ha colpito diversi comuni, in particolare Melilli, così come tante altre zone; fatto che i cittadini hanno denunciato e segnalato a dovere. Sarà una pura casualità, ma guarda caso, in concomitanza con l’epidemia del coronavirus si stanno addensando nell’atmosfera cattivi odori e miasmi di natura industriale (come conferma L’Arpa), oltre a dei rumori sinistri; la conferma arriva dalla puzza nell’aria di catrame e gas a livello del suolo per la bassa pressione che in questi giorni ha stazionato in tutta la Sicilia.

Ma l’Arpa in merito interviene: “Tra il 1 e il 4 aprile 2020 i cittadini di Melilli hanno segnalato attraverso l’APP NOSE un continuo e costante malessere dovuto alla cattiva qualità dell’aria presente in città. A seguito delle segnalazioni, pervenute tramite diverse fonti, sono stati effettuati quattro campionamenti nell’area comunale e in prossimità della Raffineria Sonatrach. Una conferma dell’importanza della collaborazione dei cittadini che con le segnalazioni su NOSE contribuiscono all’evoluzione del progetto e ad una sempre più precisa e robusta individuazione della sorgente emissiva.
Le segnalazioni ricevute.
Dall’analisi dei dati ricevuti è stato possibile individuare 4 eventi di differente impatto sulla base del numero delle segnalazioni ricevute: 01 aprile dalle 14:40 alle 16:40 – 27 segnalazioni; 03 aprile dalle 16:20 alle 17:40 – 7 segnalazioni; 03 aprile dalle 20:20 alle 23:20 – 21 segnalazioni; 04 aprile dalle 11:40 alle 12:50 – 8 segnalazioni. L’analisi dei dati NOSE, le condizioni metereologiche e le concentrazioni di inquinanti registrate
Le condizioni meteo. L’analisi dei dati anemometrici rilevati dalle stazioni meteorologiche di Melilli, Ciapi/Priolo, Siracusa e San Cusumano ha evidenziato che, nei giorni 1, 3 e 4 aprile, durante le ore interessate dalle segnalazioni, il vento ha spirato in prevalenza dal quadrante nord-orientale (approfondimenti nel report).
Le concentrazioni di inquinanti registrate dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria Sono stati analizzati i dati registrati dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria relativi agli inquinanti NMHC (idrocarburi non metanici), H2S (idrogeno solforato) e Benzene, particolarmente indicativi di fenomeni di cattiva qualità dell’aria e dei disturbi olfattivi.
I campionamenti.
Il 1 aprile è stato eseguito un campionamento con canister alle ore 15:30 dalla Protezione Civile di Melilli nel territorio comunale. Il canister è stato consegnato ad ARPA Sicilia. Il 3 aprile sono stati eseguiti 3 campionamenti d’aria a mezzo canister ed in particolare: 2 campionamenti alle ore 16:30 dalla Protezione Civile di Melilli nel territorio comunale; Il campionamento alle ore 19:20 dal personale di ARPA Sicilia presso la strada SS 114 area antistante serbatoi n,753, 754 e 755 della Raffineria Sonatrach.   Il 4 aprile ARPA Sicilia ha effettuato un ulteriore campionamento d’aria a mezzo canister alle 10:12 presso la strada SS 114 area antistante serbatoi n,753, 754 e 755 della Raffineria Sonatrach.  
L’ attività di controllo presso la Raffineria Sonatrach e i relativi campionamenti in prossimità dei serbatoi n,753, 754 e 755, contenenti due olio combustibile e l’altro acqua antincendio, sono stati effettuati da ARPA Sicilia alla luce delle indicazioni modellistiche fornite in via sperimentale dal NOSE, riguardanti la descrizione in tempo reale del percorso compiuto dalle masse d’aria odorigene”.

L’inquinamento selvaggio rimane comunque forte e presente, ma le raffinerie e le fabbriche della chimica continuano a produrre e ad avvelenare l’ambiente, la vita in generale e gli esseri viventi. In Italia gli impianti che non hanno ancora ricevuto tutte le autorizzazioni, compresa l’Aia, la licenza necessaria per uniformarsi ai principi dettati dalla Comunità europea, e nulla osta vari, sono ancora tanti tra acciaierie, raffinerie, centrali elettriche e altro ancora. Tutti nella posizione in deroga alle direttive comunitarie e che da anni continuano la propria attività senza avere i nulla osta.

I Siti di interesse nazionale (Sin), le aree contaminate più pericolose come il triangolo industriale siracusano, che lo Stato dice di voler bonificare a promesse e parole al vento, ci rammentano ogni santo giorno, oltre alla conta dei morti per cancro curata ad Augusta da Don Palmiro Prisutto da sempre, che l’inquinamento produce morte, dolore e malati. Ad avvelenare l’ambiente non sarebbero solo gli impianti che non hanno ricevuto l’Aia, ma anche molti tra quelli che solo sulla carta sono in regola; il profitto prima della vita, alla faccia del degrado ambientale, dei danni alla salute e delle sanzioni applicate all’Italia e ai suoi contribuenti.

Gli impianti più inquinati che destano allarme sanitario sono noti. In Sicilia poli petrolchimici sono quelli di Gela, che è stato prima della chiusura fonte di emissioni, come ossidi di zolfo e altri forti inquinanti, quello di Milazzo e il Petrochimico di Priolo; quest’ultimo tra i più inquinanti d’Europa. Le speranze sono ora riposte sulla decisione del Ministro dell’Ambiente Costa che ha annunciato investimenti e controlli più severi. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, il silenzio è l’amico del giaguaro. Difficile stabilire chi inquina e chi no in un territorio vasto con tre raffinerie e impianti che trattano prodotti chimici e diversi depuratori che lavorano i reflui industriali e civili che rilasciano nell’aria puzza nauseabonda e miasmi a volontà. La regola chi inquina paga, qui da noi, nell’inferno sulla terra, non si applica.

Una nuova tegola sull’inquinamento. Non basta produrre biodiesel da olio di palma per diventare una multinazionale green. Infatti, il gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) è l’organismo delle Nazioni Unite per la valutazione della scienza relativa ai cambiamenti climatici e la Commissione Europea, nel giro di pochi mesi, confermano che la produzione dei biocarburanti di prima generazione, ottenuti da una coltivazione intensiva come la palma da olio, è dannosa per l’ambiente, l’uomo e il clima.

Come se non bastasse, le raffinerie hanno raggiunto la coalizione delle industrie pesanti che premono su Bruxelles e Strasburgo per avere un trattamento di favore anche questa volta, rinviare la transizione energetica e continuare a guadagnare da un sistema che dovrebbe penalizzare gli inquinatori. Le tante raffinerie in Europa hanno emesso mediamente circa 140 milioni di tonnellate di CO2 circa all’anno, ricevendo in cambio milioni di quote gratis; ora chiedono addirittura di poter utilizzare quote non utilizzate nel periodo 2014-2020 come valvola di sicurezza dopo la riforma, e chiedono anche di aumentare le assegnazioni gratuite dal 43% al 48%. Minacciano di trasferire gli impianti altrove, in zone in cui ci sono meno controlli, con perdite certe di posti di lavoro e ripercussioni politiche sulle istituzioni che li hanno penalizzati. Insomma, ancora un bel ricatto.

Concetto Alota

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