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Politica. Salvini: il Sud che voleva isolare rimane l’argine contro l’ascesa della Lega-Nord, ma la Sicilia… .

Goethe viaggiando per l’Isola nel 1787 asseriva che “l’Italia senza la Sicilia non suscita nello spirito immagine alcuna: in questo paese si trova la chiave d’ogni cosa”, ecco perché la Sicilia è una regione italiana profondamente diversa da tutte le altre. Per anni il Sud ha rappresentato l’argine contro l’ascesa di un movimento-partito chiamato Lega-Nord, un’associazione politica che da Roma in giù non esisteva e i suoi fan elargivano frasi offensive contro i meridionali.

“Il Sud non dimentica” era è rimane l’ultimo baluardo di una resistenza che aveva le sue fondamenta nell’orgoglio e nell’appartenenza. Quando Salvini metteva piede in Campania, Calabria o in Sicilia rischiava il linciaggio, per il semplice fatto che la Lega era “Nord”, e dipingeva il Sud come ostacolo all’ascesa dei polentoni. Per questi ultimi, il Sud era una palla al piede e i meridionali dei parassiti. “Sporchi che puzzavano”. “Forza Vesuvio e Forza Etna”.

Ora Matteo Salvini gira l’Italia che voleva separare, dividere con la secessione; in campagna elettorale, tra foto e festini, seguito da un fiume di agenti e una macchina per la comunicazione costosissima pagata con i soldi di Pantalone. Colpa anche del carattere dei meridionali, non tutti per fortuna. La recente svolta nazionalista e sovranista della Lega, che ha cancellato la parola “Nord”, ha il sapore di una trasformazione di facciata, indirizzata ad ampliare il consenso oltre i confini di parte del Nord. La storia dei leghisti è una lunga sequenza d’insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi che buona parte del Sud, per fortuna, non dimentica, sebbene la crescita di consensi per Salvini, detto “il capitano”. Ma ora il vento sembra ancora una volta cambiare e gli ultimi incontri con i siciliani non sono stati fiori e rose, ma un assalto alla soverchieria messa in campo e una sfacciataggine oltre i limiti della civiltà e della democrazia.

Non si riuscirà mai a comprendere pienamente quanto sia arduo comporre e stringere insieme tutto il tessuto dei diversi caratteri etnici presenti in Sicilia, generati dalla vicinanza e dalla sovrapposizione di molteplici culture, oltre che dalla convivenza, in parte prolungata durante i lunghi secoli di dominazione.

Nella Storia e nella Cultura dell’isola di Sicilia, Scipio Di Castro affronta l’argomento in maniera radicale. Scrive che i Siciliani sono invidiosi dalla nascita, adulatori, litigiosi e altro ancora, come vedremo appresso.

Scipio di Castro, poeta e scrittore italiano, citato da Leonardo Sciascia nei suoi libri, Sicilia e sicilitudine, La corda pazza, Scrittori e cose della Sicilia, ha scritto durante la sua esistenza, dal 1521 al 1588, che “i siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono, farebbero se fossero al posto dei governanti. D’altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt’altro modo”.

Concetto Alota

 

 

 

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