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Priolo. Ignorato dalla Regione il Collegato alla Finanziaria: spetta all’Ias la gestione del depuratore consortile

Scipio di Castro, poeta e scrittore italiano, citato da Leonardo Sciascia nei suoi libri, Sicilia e sicilitudine, La corda pazza, Scrittori e cose della Sicilia, ha scritto durante la sua esistenza, dal 1521 al 1588, che “i siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D’altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt’altro modo”.

Tale siffatta condizione si può adattare al metodo e alle premure con cui sono stati puntati i riflettori della politica e della magistratura sui dubbi delle quote “fantasma” e le nomine nelle società partecipate Sac e Ias. E per capire che cosa è successo, l’assessorato alle Attività produttive ha incaricato Dario Montana, lo stimato dirigente del dipartimento regionale Attività produttive, fratello del commissario Beppe ucciso dalla mafia, di “acquisire ogni elemento probatorio”. A parte la Sac, sotto l’attenzione della politica a ventaglio da parte dei sindacati dei lavoratori, della magistratura inquirente, del Nictas e della Guardia di Finanza, c’è la società consortile mista pubblico-privato, ma a maggioranza pubblica, Ias di Priolo Gargallo che gestisce il depuratore dei reflui industriali e civili dei comuni viciniori. Proprietario degli impianti è il Consorzio Asi di Siracusa in liquidazione, mentre l’Irsap ha bandito la gara d’appalto europea per l’affidamento della gestione degli impianti, nonostante la modifica della Legge di Stabilità Regionale, in cui è stato modificato l’articolo 19 della legge regionale 12 gennaio 2012, n. 8 che regola i rapporti, i modi e i termini anche dei depuratori pubblici; questo almeno fino a quando lo 007 Montana non chiarirà l’intera vicenda, sulla proprietà dell’impianto conteso tra il Consorzio Asi di Siracusa e l’Irsap. Inoltre, una diversa circostanza assume i toni della forma e non della sostanza, quando si scopre che l’Ias non ha versato la somma di 500 mila euro l’anno alla Regione siciliana per la concessione della gestione da circa 5 anni e a sentire i beni informati, la richiesta da parte della Regione è stata alquanto “leggera”, intervenendo una possibile forma di evasione e di danno erariale a carico delle casse della Regione, compreso il possibile coinvolgimento della Corte dei Conti. Ma per la cronaca, nell’ambito della maxi inchiesta sull’inquinamento e la depurazione nel polo petrolchimico siracusano, di spese e appalti si starebbero occupando i militari della Guardia di Finanza del comando provinciale di Siracusa che continuano ad acquisire atti e documenti presso la sede dell’Ias. Qualcuno insinua che il mancato pagamento delle quote annuali avrebbe convinto i vertici regionali a far fuori la “morosa” Ias, mentre altri parlano di un possibile piano scientifico studiato a tavolino, scordando di chiarire i particolari.

I fatti ci riportano indietro di qualche mese registrando la sollecitudine con cui è stata pubblicata la gara d’appalto europea. Ma di contro, si registra la deliberazione n. 22 del 13 gennaio del 2019, con quale la Giunta regionale approva il disegno di legge “Collegato al DDL n. 476, disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2019 – Legge di Stabilità Regionale, in cui è stato modificato l’articolo 19 della legge regionale 12 gennaio 2012, n. 8, e successive modifiche e integrazioni e sono apportate le seguenti modifiche. “Al comma 2, è aggiunta la seguente lettera: d) trasferire in concessioni d’uso, nelle more dell’individuazione dei gestori unici del Servizio Idrico Integrato da parte delle Assemblee Territoriali Idriche della Regione siciliana e per la celere attuazione dell’articolo 172, comma 6, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e s.m. e i., gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione alle società di scopo a prevalente capitale pubblico che in atto garantiscono la gestione dei predetti impianti nei territori di propria competenza e ciò fino al definitivo subentro dei competenti gestori unici. E questi sono i titoli posseduti dall’attuale gestore degli impianti del depuratore di Priolo: l’Ias.

“In assenza (solo n.d.r.) delle predette società di scopo i Commissari liquidatori possono trasferire in concessione d’uso temporaneo gli impianti idrici, fognari e depurativi di proprietà dei Consorzi per le Aree di Sviluppo Industriale della Sicilia in liquidazione, al Comune che risulti maggiore utilizzatore del relativo impianto”, quindi Siracusa, Melilli o Priolo, ma i maggiori utilizzatori sono le industrie; e questa variante per fortuna non è stata inserita nella nuova norma, altrimenti e come dire che il controllore è lo stesso controllato. “Eventuali quote di ammortamento – riporta la modifica – residui per spese d’investimento effettuate da parte dei concessionari temporanei di cui alla presente disposizione, preventivamente autorizzate dal Consorzio proprietario, sono riconosciute, all’atto del definitivo subentro, dal gestore unico del servizio idrico integrato.

Nella buona sostanza, sulla base delle norme di legge modificate, la gara pubblica in bando, a rigore di logica dovrebbe essere ritirata, ma nessuno reclama e nessuno protesta, né l’Ias ha annunciato di voler fare ricorso incassando l’agitazione delle maestranze e dei sindacati rimasti furi da queste tematiche. Tutto ciò per non smentire che la politica è fatta di cose strane e della continua necessità di conquistare sempre più consensi e potere.

Concetto Alota

 

 

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