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Processo “Sistema Siracusa”: condannati gli imputati

L’intervento – di Concetto Alota

Il “Sistema Siracusa”, a suo tempo scoperchiato dalle Procure di Messina, Roma e Milano, nasce a seguito dell’esposto presentato dagli otto magistrati della Procura della Repubblica aretusea, dall’ex Sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo, oltre che da tanti avvocati e liberi professionisti colpiti fortemente a sua volta dai danni causati in maniera diretta o indotta. Un conio che diventa famoso in tutto il mondo; di primo acchito appare come la sintesi di una promiscuità con dei professionisti dalle menti lucide che assumono ruoli strategici al pari di una sorta di cerniera e di linea di demarcazione tra lecito e illecito.

È l’ultima porzione del processo sul “Sistema Siracusa”, scaturito a seguito di una indagine che ha fatto luce su una ragnatela di rapporti illeciti tra pezzi dell’imprenditoria, magistrati, politici, avvocati e professionisti e istruito dalla Procura di Messina guidata da Maurizio De Lucia.

Con un verdetto di condanna si è concluso il processo, che si è celebrato con il rito ordinario. Il tribunale (presidente Maria Eugenia Grimaldi, a latere Letteria Silipigni e Francesco Torre) ha condannato l’ex senatore di Forza Italia Denis Verdini a due anni per corruzione oltre alla confisca della somma di 220mila euro; l’ex giudice del consiglio di giustizia amministrativa, Giuseppe Mineo alla pena di 6 anni e 2 mesi di reclusione, a 6 anni l’imprenditore Fabrizio Centofanti, mentre ha inflitto la condanna a 6 anni e 3 mesi al consulente Gianluca De Micheli.  Condanna a 7 anni di reclusione, invece, per l’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, che doveva rispondere di associazione per delinquere, stesso capo d’imputazione per il giornalista Giuseppe Guastella a cui il tribunale ha inflitto la condanna a 1 anno e 6 mesi di reclusione, difesi dall’avvocato Giuseppe Cavallaro che ha contribuito a fare ridurre la piena chiesta dai Pm a 4 anni.

Condanne sono state inflitte anche nei confronti degli altri consulenti, Vincenzo Naso a 6 anni e 2 mesi di reclusione; Salvatore Pace a 6 anni e 5 mesi; Mauro Verace a 6 anni e 9 mesi.

Gli imputati sono stati condannati al risarcimento dei danni a favore delle parti civili costituite, la Presidenza del Consiglio dei ministri, gli assessorati regionali del Territorio e dell’Ambiente, dell’Energia, il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Siracusa, il Comune capoluogo, Legambiente, l’avvocato Nicolò D’Alessandro e il magistrato Marco Bisogni. 

Il tribunale ha emesso, inoltre, una sentenza di non luogo a procedere nei confronti del notaio Giambattista Coltraro per sopraggiunta prescrizione mentre ha assolto Sebastiano Miano e Riccardo Sciuto.

La vicenda giudiziaria è ormai arcinota e attiene la complessa rete di relazioni e di interazioni che vede l’avvocato Piero Amara, ritenuto dagli inquirenti tra i principali promotori dell’organizzazione finalizzata all’affermazione degli interessi propri e di alcuni clienti considerati di particolare rilievo, “utilizzando mezzi illeciti nei confronti di magistrati e funzionari pubblici non compiacenti”; il magistrato Longo, che ha patteggiato la pena, ritenuto “autore formale e sostanziale di atti giudiziari materialmente e ideologicamente falsi”. Tutt’attorno ruotavano consulenti tecnici ed altre persone che avrebbero agevolato l’attività di Amara il suo collega Calafiore e l’ex pm Longo, che per questi fatti hanno patteggiato.

Una complessa rete di relazioni formata da attori e i registi che utilizzando mezzi illeciti nei confronti di magistrati e funzionari pubblici e autori formali e sostanziale di atti giudiziari materialmente e ideologicamente falsi, laddove tutt’attorno ruotavano consulenti tecnici e altre persone che avrebbero agevolato l’attività.

È il senso della contaminazione e del rapporto a delinquere che contrasta nell’odierna falsa società liquida, che si scontra a sua volta con quella solida, salda alle tradizioni, ma che supporta verosimilmente nello stesso tempo l’associazione per delinquere formata da uomini ben vestiti e con più lauree e non da delinquente di professione con le scuole “basse”.

Inquirenti e investigatori hanno messo sotto accusa la formula magica creata, in cui hanno scoperto i nomi e i cognomi e l’attività criminosa di tanti intoccabili potenti, dove tutto era finalizzato a far soldi, acquistare potere e rispetto, condizionando la politica, la vita della popolazione colpita, la democrazia e l’economia allo stesso identico modo e senza minimamente preoccuparsi dei danni causati alle istituzioni democratiche e ai singoli cittadini, violate e danneggiate dal punto di vista economico, sociale e politico.

Un mondo sommerso, in un “Sistema” studiato a tavolino che ha ottimi rapporti diffusi tra uomini delle istituzioni potenti e garanti in ogni angolo della vita pubblica, politica, economica, sociale e nell’amministrare la Giustizia. Non per niente la Direzione Investigativa Antimafia ha più volte rilevato che non è il tipo di “Sistema” in generale a cercare i professionisti, ma sono loro che si fanno avanti per mettere a disposizione la loro sapienza e trasformarla in crimine organizzato, dove lucrare per milioni di euro.  

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