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Processo Why Not. Cassazione, assolto l’ex procuratore Dolcino Favi: annullamento senza rinvio

 

Annullata, senza rinvio, dalla Sesta sezione penale della Corte di Cassazione la sentenza della Corte d’Appello di Salerno che aveva dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per i reati di abuso d’ufficio contestati all’ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone (difeso da Mario Murone), e all’avvocato generale Dolcino Favi (difeso da Francesco Favi nella foto sopra), i quali avevano adottato provvedimenti atti a sollevare dalle indagini ‘Why Not’ e ‘Poseidone’ l’ex pm Luigi de Magistris, attuale sindaco di Napoli.

Dolcino Favi, avvocato generale ai tempi dell’inchiesta Why Not, affida amaramente poche parole all’Adnkronos l’esito (per lui positivo) della vicenda che ebbe come protagonista l’ex pm Luigi de Magistris: “la decisione della Cassazione chiude una vicenda assurda, incredibile, sono stato assolto e la cosa ovviamente mi rende felice – dice Favi – È talmente tanta l’amarezza e la sofferenza patita che non ho niente da commentare perché i fatti si commentavano da soli già 12 anni fa. De Magistris? E che vi devo dire? Devo commentare la sua carriera politica? Sarà la storia dei grandi uomini a giudicarlo…” chiosa con ironia Dolcino Favi.

Al contrario il figlio Francesco, avvocato, che ha difeso il padre nel processo in tutti questi anni, all’Adnkronos è categorico: “la sentenza che smentisce il teorema de Magistris mette la parola fine a tutto, ed è difficile rimanere calmi in questi momenti, restare lucidi, ripercorrere tutto quel che è stato. Chi ha subito danni incalcolabili e sofferenze indicibili non può accettare di sentirsi dire che uno come de Magistris ha subito dei danni. Domando e vi domando: senza tutta quella esposizione mediatica l’ex pm sarebbe mai arrivato prima al Parlamento europeo e poi a fare il sindaco di Napoli?”

La Corte d’Appello aveva dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per i reati di abuso d’ufficio contestati all’ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, e all’avvocato generale Dolcino, i quali avevano adottato provvedimenti atti a sollevare dalle indagini “Why Not” e “Poseidone” l’ex pm Luigi De Magistris. Questa sentenza della Cassazione mette la parola fine a un procedimento iniziato nel 2008 con le perquisizioni e i sequestri effettuati negli uffici giudiziari di Catanzaro.

A dirimere quello che venne definito lo scontro tra le Procure di Salerno e di Catanzaro, dovette intervenire l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il procedimento che si è concluso ieri ha avuto inizio nel 2007 a seguito di numerose denunce presentate da De Magistris il quale sosteneva che gli fossero state illegittimamente sottratte le indagini.

In sintesi: “Il tribunale di Salerno, con sentenza resa irrevocabile dalla Corte di Cassazione, ha stabilito la doverosità dei provvedimenti tenuti dai magistrati Murone e Favi in quanto devono ritenersi illegittimi i comportamenti tenuti da De Magistris che hanno portato all’adozione dei provvedimenti di revoca e di avocazione”, ha commentato subito dopo il pronunciamento l’avvocato Mario Murone.

IL PROCESSO, LA SENTENZA

L’ex procuratore generale Dolcino Favi è stato assolto nel processo “Why not”

Sono stati tutti assolti con formula piena i sei imputati nel processo per la presunta sottrazione delle inchieste «Why not» e «Poseidone» all’allora Pm di Catanzaro Luigi de Magistris. Il tribunale di Salerno ha riconosciuto che «il fatto non sussiste», respingendo così l’ipotesi di un complotto ai danni dell’attuale sindaco di Napoli. La sentenza, pronunciata questo pomeriggio dai giudici della prima sezione penale (Presidente De Luca, a latere Zunico e Albarano), arriva dopo 110 udienze nell’arco di 5 anni, e una sessantina di audizioni dell’ex sostituto procuratore de Magistris da parte dei magistrati salernitani.

Assoluzione per Salvatore Murone, ex procuratore aggiunto di Catanzaro; Giancarlo Pittelli, avvocato e parlamentare, ex coordinatore regionale di Forza Italia in Calabria; Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle Attività produttive (oggi esponente parlamentare del gruppo Ala); Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria; Dolcino Favi, ex procuratore generale facente funzione a Catanzaro e l’avvocato Pierpaolo Greco. I fatti risalgono al periodo marzo-ottobre del 2007. Stralciate le posizioni per estinzione del reato in seguito alla morte dell’allora procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi e di Maria Grazia Muzzi, all’epoca cancelliere presso la Corte d’Assise di Catanzaro. I Pm Rocco Alfano e Maria Chiara Minerva avevano chiesto per Murone e Pittelli tre anni di reclusione, per Saladino e Galati una pena di due anni e sei mesi di reclusione, mentre per Dolcino Favi e Pierpaolo Greco era stata chiesta l’assoluzione. La sentenza è giunta dopo quattro ore di camera di consiglio, è quando è stata pronunciata dal presidente, Gaetano De Luca, è stata accolta con soddisfazione dai legali degli imputati, nessuno dei quali era presente in aula.

C.A.

 

 

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