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Procura di Siracusa, inquinamento industrie: inchiesta “No Fly” prorogate le indagini

Una nuova proroga alle indagini connesse all’operazione denominata “No Fly”. Si tratta dell’inchiesta che riguarda le tematiche ambientali e le attività dei depuratori legate alla maxi inchiesta sull’inquinamento in generale nel polo petrolchimico siracusano. Proroga che probabilmente sarà anche l’ultima.

Inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto Fabio Scavone e diretta dai sostituti Tommaso Pagano, Salvatore Grillo e Davide Lucignani. Le operazioni d’indagine sono state condotte in un primo momento dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Siracusa e dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa, unitamente a personale del Noe di Catania e degli uomini del Nictas presso la Procura dell’Asp di Siracusa, che portarono a termine l’esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo. Provvedimento giudiziario emesso dal Gip presso il Tribunale di Siracusa; quattro gli stabilimenti industriali coinvolti: Versalis, Priolo Servizi, Sasol e Ias. Tutti situati nel polo petrolchimico siracusano, collocato fra i comuni di Siracusa, Augusta, Melilli e Priolo Gargallo.

Questa nuova proroga è stata accordata anche in considerazione del confinamento forzato di inquirenti e investigatori a causa del coronavirus. Ma per qualche azienda il ventaglio investigativo nel frattempo si sarebbe allargato con tanti possibili nuovi sviluppi. Infatti, si è registrata l’acquisizione nei mesi scorsi di una enorme quantità di nuovi atti e documenti nelle sedi di alcune delle società coinvolte nell’inchiesta giudiziaria della Procura di Siracusa, da parte degli investigatori della guardia di finanza e degli uomini del Nictas presso la Procura.

La vicenda è venuta a galla a seguito di una serie esposti che hanno spinto la Procura di Siracusa a vederci chiaro sul funzionamento di alcuni impianti che immettono nell’aria sostanze odorigene fastidiose all’olfatto.

I tre consulenti nominati dalla Procura a seguito di controlli e indagini sul campo avevano rilevato “un preoccupante divario tra le prescrizioni imposte dai documenti autorizzativi e le effettive condizioni di concreto esercizio degli impianti, risultati vetusti, privi di fondamentali accorgimenti per l’abbattimento delle emissioni diffuse nonché privi del previsto sistema di monitoraggio in continuo delle cosiddette emissioni convogliate”.

La situazione ritenuta più critica è quella del depuratore consortile di Priolo. La Procura ha chiesto alla società consortile Ias, che gestisce lo stabilimento di Priolo, la riduzione delle emissioni provenienti dall’impianto mediante la progettazione di uno o più sistemi per la captazione e l’abbattimento degli odori prodotti dall’impianto, o tramite adeguamento dell’impianto di deodorizzazione costruito e mai entrato in funzione, o attraverso una nuova progettazione e realizzazione di un altro impianto idoneo ed efficace allo scopo.  Il vertice dell’Ias ha aderito alle prescrizioni e i tecnici hanno depositato il progetto di mitigazione del problema relativo all’emissione di sostanze odorigene in atmosfera. Progetto che prevede la copertura delle vasche in cui confluiscono i reflui prodotti dagli stabilimenti del petrolchimico e quelli civili, in modo da annullare l’emissione di sostanze odorigene che provocano disagio tra la popolazione. 

I nuovi riscontri investigativi appurati dagli investigatori, si baserebbero su alcune possibili logiche deduzioni e probabili delatori scaturiti in una sorta di scatole cinesi in cui ci sarebbero per alcune società allo sfondo le attività e le adunanze dei consigli di amministrazione, a partire dagli ultimi 5/6 anni, oltre al possibile inquinamento, smaltimento dei rifiuti, dei fanghi, del percolato, la manutenzione e l’appalto dei lavori. Acquisiti deliberazioni, verbali e nomine da comparare con la tempistica per stabilire eventuali responsabilità in ordine ai fatti sottoposti dagli inquirenti ad approfondimenti.    

La Procura di Siracusa, diretta dal procuratore Sabrina Gambino, intende accertare se gli impianti di raffinazione del petrolio e della depurazione dei reflui industriali e civili possano essere considerati fonti di esposizione da inquinanti ambientali, dannosi per la vita degli esseri umani. Gli inquirenti indagano se la lavorazione del petrolio e dei suoi derivati possa comportare rischi per le persone che siano esposte agli effetti dei prodotti finali fuori controllo, gas combustibili, zolfo, Gpl, benzine, gasoli, oli, bitumi e altri prodotti intermedi nei vari cicli tecnologici e di distillazione, cracking, reforming. E ancora, alle sostanze utilizzate in tali cicli o aggiunte ai prodotti finali e infine alle sostanze di scarto raccolte come rifiuti o emesse nell’ambiente, compreso i reflui industriali e fognari trattati nei depuratori, scarti bruciati e scaricati in torcia.

Non c’è pace tra le ciminiere del petrolchimico siracusano. Un dramma senza sosta, carico di dolore, malati e morti a causa dei tumori. Succede all’interno dei luoghi di lavoro, in famiglia, negli spazi di aggregazione. Di solito si subisce con una forte sofferenza interna per paura di essere coinvolti ancor di più in situazioni poco edificanti. La sociologia pratica assume, oggi più che mai, gli aspetti di un fenomeno diffuso, ma con la dovuta riflessione della sintesi intrinseca nella falsa società in cui viviamo e di una politica incapace.

La logica che insiste nel rappresentare siffatta condizione, rimane che solo i poveri periscono di fronte all’arroganza del potere politico-economico, a volte rappresentato da uomini eletti ma senza scrupoli e dai “movimenti” della politica regionale, rea di creare mostri mangia soldi, negli interessi della casta, in dispregio al popolo sovrano solo a parole.

E questo, non solo perché contrari o rei di aver disturbato il manovratore, o più di uno che fa parte del “Sistema Industriale”.

Tutto si svolge in un clima velenoso, amaro, avvilente a tratti misterioso in un bosco di alterazione e menzogne, con tanti giochi di potere e montagne di soldi sparsi in lungo e in largo per la Sicilia dei gattopardi. Infatti, niente cambia e tutto rimane avvolto dalla vecchia e poco salutare putrefazione della corruzione galoppante.

Concetto Alota 

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22 novembre 2020

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