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Provincia di Siracusa, attività DIA: relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento – Luglio-Dicembre 2018

Provincia di Siracusa, attività Direzione Investigativa Antimafia – relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento – Luglio-Dicembre 2018

Prima di avviare l’esame dei fenomeni criminali presenti sul territorio, si ritiene opportuno, anche per questa provincia, tratteggiarne le potenzialità. Un primo accenno merita l’importanza  storica ed artistica della città di Siracusa, il cui centro è dal 2005 compreso nel patrimonio UNESCO. Il territorio provinciale è poi sede di importanti aree industriali, con imprese operanti soprattutto nel settore petrolchimico, un tempo motore economico dell’area e di tutta la Regione, che si sviluppano lungo la costa da Augusta a Melilli. Questi insediamenti, che alterano significativamente il paesaggio, hanno determinato problemi di bonifica dei suoli.

L’istituzione di un’area protetto, a ridosso degli stabilimenti industriali, evidenzia tuttavia lo sforzo compiuto per conciliare sviluppo industriale e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, in una

La Sicilia comprende, oltre a Siracusa, vari siti inseriti nel patrimonio UNESCO, quali: l’area archeologica di Agrigento, la villa del Casale di Piazza Armerina (EN), le Isole Eolie, le città barocche della Val di Noto (Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Scicli, Ragusa, Caltagirone e Militello in Val di Catania), il Monte Etna, il percorso arabonormanno di Palermo, Monreale e Cefalù.

La Riserva naturale orientata “Saline di Priolo”, luogo di sosta di numerose specie di uccelli migratori e sito di svernamento per alcuni anatidi è stata istituita nel 2000 in un’area sulla quale si sviluppava in passato l’attività delle saline.

Zona ricca anche di testimonianze archeologiche. Il settore turistico rappresenta, infatti, un fattore importante per il potenziale rilancio economico della provincia, come emerge dai dati più recenti, che mostrano, dall’anno 2016 al 2017, un incremento di oltre l’11%, sia degli arrivi che delle presenze344. La provincia risente tuttavia delle necessità di incrementare e ammodernare le infrastrutture, la cui carenza rende di fatto meno competitivo il territorio. Le attuali difficoltà congiunturali dell’economia sono ulteriormente aggravate dalla costante propensione della criminalità organizzata a permeare i diversi ambiti socio-economici e produttivi della provincia.

Si innesta, pertanto, anche in quest’area, una spirale negativa, costituita dal fatto che i fenomeni criminali, generatisi a causa della generale mancanza di opportunità, contribuiscono a loro volta ad inibire fortemente le pur presenti potenzialità di sviluppo.

Passando all’analisi criminale del territorio, anche in provincia di Siracusa permane l’atteggiamento di basso profilo attuato dalle consorterie locali, la cui operatività continua a trovare linfa vitale in una strategia di silente pax mafiosa, che consente ai vari sodalizi una gestione redditizia delle attività illecite.

Più nel dettaglio, nel territorio della città di Siracusa insistono due organizzazioni criminali, una delle quali legata alla consorteria dei CAPPELLO di Catania e la seconda riferita a Cosa nostra catanese, denominate, rispettivamente, BOTTARO – ATTANASIO346 (particolarmente attiva nello spaccio di stupefacenti e nelle estorsioni) e SANTA PANAGIA. Quest’ultima rappresenta la frangia “cittadina” del più ramificato gruppo di famiglie NARDO-APARO-TRIGILA347, a sua volta legato alla famiglia catanese dei SANTAPAOLA-ERCOLANO. Nonostante le attività investigative abbiano condotto alla detenzione di numerosi esponenti di rilievo dei gruppi criminali citati348, si registrano ancora segnali di operatività delle consorterie. Nei territori di Cassibile e Pachino

A carico del sodalizio mafioso si registra, in data 21 agosto 2018, l’arresto di un pregiudicato ritenuto contiguo al clan BOTTARO-ATTANASIO, responsabile del reato di detenzione illegale di 83 grammi di hashish. Inoltre, in data 25 ottobre 2018, il Prefetto di Siracusa emetteva un’informazione antimafia interdittiva, ex artt. 84 comma 4, 89 bis, 91 comma 6 e 94 del D. lgs. 6 settembre 2011 n. 159, nei confronti di una società operante nel settore del commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne, riconducibile ad un soggetto pluripregiudicato, esponente di spicco del clan in questione.

L’area settentrionale della provincia, comprensiva dei comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte ed Augusta, ricade ancora oggi sotto l’influenza della famiglia NARDO di Lentini. La zona meridionale, invece, comprensiva dei comuni di Noto, Pachino, Avola e Rosolini, è da tempo sotto il dominio esclusivo della famiglia TRIGILA. Si registra altresì nel comprensorio di Avola la presenza, con operatività concreta, ma residuale, della famiglia CRAPULA. La zona pedemontana (Floridia, Solarino, Sortino), infine, è sotto l’influenza degli APARO.

Nel 2016 l’operazione “Uragano” ha colpito esponenti della famiglia NARDO, mentre l’operazione “Borgata” soggetti ritenuti vicini al clan BOTTARO-ATTANASIO. Più di recente, si ricordano le indagini del febbraio 2018: l’operazione “Bronx”, che ha attinto numerosi soggetti affiliati sia alla famiglia APARO che al clan ATTANASIO e l’operazione “Tonnara”, a carico di esponenti di quest’ultimo sodalizio ritenuti responsabili di traffico di stupefacenti. Nel maggio 2018, infine, gli esiti dell’operazione “Prometeo” hanno rivelato le attività estorsive condotte

Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia operano, rispettivamente, il gruppo LINGUANTI (rappresentante in quella fascia di territorio di una filiazione dei TRIGILA) ed il clan GIULIANO, dedito principalmente, ma non esclusivamente, al traffico di stupefacenti e legato ai CAPPELLO di Catania.

In relazione a quest’ultimo sodalizio aretuseo, una recente attività investigativa, denominata “Araba fenice”349, ne ha evidenziato la ritrovata vitalità ed in particolare la presenza attiva nella zona sud della provincia, compresa tra i comuni di Pachino e Portopalo di Capo Passero.

L’operazione ha fatto luce sul soffocante condizionamento delle attività economiche del territorio da parte del clan GIULIANO, in particolare quelle operanti all’interno del locale mercato ortofrutticolo, in cui venivano esercitate intimidazioni nei confronti dei produttori e dei commercianti. Il sodalizio esercitava un controllo pressoché totale dei meccanismi di produzione e distribuzione delle derrate alimentari, commissionando inoltre furti in danno di aziende agricole. L’attività investigativa ha anche rivelato come, tramite una società di commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, con sede a Pachino, gli esponenti della consorteria pretendevano sistematicamente dai produttori e dagli operatori della piccola e grande distribuzione, il pagamento di una “provvigione”: la stessa veniva calcolata in percentuale sul raccolto, ponendo a pretesto una presunta attività di mediazione contrattuale svolta tra le parti, ma in realtà imposta avvalendosi anche delle intimidazioni compiute dal braccio armato del clan. E’ degno di attenzione il fatto che le intimidazioni ed i furti di macchinari agricoli fossero avvenuti anche nei territori di Noto, Rosolini e Palazzolo Acreide, zone generalmente sottoposte all’influenza della famiglia TRIGILA, notoriamente legata a Cosa nostra catanese.

Con riguardo alle principali manifestazioni economico-criminali della provincia, il traffico e lo spaccio di stupefacenti, nonché le estorsioni, costituiscono, come già evidenziato, ancora oggi i principali canali di finanziamento.

Difatti, la fascia costiera jonica della città di Siracusa ed il territorio interno, rappresentano una consolidata via di approvvigionamento degli stupefacenti, specie di quelli (hashish e marijuana) provenienti dall’area balcanica.

Non sono comunque da sottovalutare le tradizionali modalità, via terra, di rifornimento degli stupefacenti, che trovano riscontro nel sequestro di considerevoli quantitativi di cocaina, hashish e marijuana. In tale ambito è stata da elementi vicini alla consorteria URSO, inserita nel clan BOTTARO.

Il 25 luglio 2018, nella provincia di Siracusa, Ragusa e Catania, la Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice”, dava esecuzione all’OCCC n. 8539/15 RGNR e 4983/16 RG GIP, emessa il 23 luglio 2018 dalla Procura Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Catania, nei confronti di diciannove indagati, tra i quali il maggiorente del clan GIULIANO -sodalizio egemone nel territorio di Pachino- ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, furto aggravato e traffico di sostanze stupefacenti. Con il medesimo provvedimento sono stati sottoposti a vincolo reale preventivo il patrimonio aziendale nonché le quote societarie di un’azienda operante nel commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli con sede a Pachino, riconducibile ad appartenenti al predetto clan.

Riscontrata la connessione tra sodalizi locali e grossisti calabresi, comprovata dall’arresto di un trasportatore nel territorio di Lentini.

Tra le indagini condotte nello specifico settore, vale la pena di richiamare la citata operazione “Araba Fenice”, che ha coinvolto il clan GIULIANO e la città di Pachino.

Per quanto concerne le estorsioni, spesso direttamente collegate all’usura, anche per la provincia di Siracusa il fenomeno sembra rappresenti ancora la manifestazione delittuosa più ricorrente, condotta sia ad opera della criminalità comune che di quella organizzata. Va, inoltre, menzionato, benché non riconducibile a fenomeni di criminalità mafiosa, l’arresto di due sindacalisti ritenuti responsabili di estorsione nei confronti di alcuni imprenditori. Ciò a riprova di come l’atteggiamento predatorio nei confronti della parte attiva e produttiva della popolazione si manifesti in modo ampio e generalizzato.

Per quanto riguarda il fenomeno della corruzione in ambito politico-amministrativo, nel semestre in riferimento si sono registrati degli episodi significativi – non riconducibili alla criminalità organizzata di tipo mafioso – in ordine a delle gare d’appalto bandite per la realizzazione di importanti opere di ammodernamento del porto commerciale. In questo caso, dei liberi professionisti e dei pubblici funzionari hanno pilotato la gara di progettazione al fine di garantirne l’aggiudicazione dell’appalto, finanziato con fondi pubblici europei, ad alcuni soggetti economici, ricevendone in cambio delle consulenze.

Il 14 agosto 2018, a Lentini (SR), la Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di un soggetto, sorpreso mentre era intento a trasportare in un doppio fondo del bagagliaio dell’autovettura su cui viaggiava 3,3 kg. circa di cocaina. Il 21 agosto 2018, a Siracusa, la Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di un pregiudicato, già agli arresti domiciliari, contiguo al clan BOTTARO-ATTANASIO, ritenuto responsabile di detenzione illegale di 83 gr. di hashish. Il 30 agosto 2018, a Francofonte (SR), i Carabinieri hanno tratto in arresto un soggetto ritenuto responsabile di traffico, trasporto e detenzione illegale di 130 kg. di marijuana. Il 30 settembre 2018, a Siracusa, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un soggetto che, viaggiando su un autobus di linea, trasportava nel proprio bagaglio 20 kg. circa di hashish. Il 27 novembre 2018, ad Augusta, la Polizia di Stato ha proceduto al fermo di P.G. nei confronti di un soggetto ritenuto responsabile di detenzione illegale di armi, munizioni, sostanze stupefacenti nonché di ricettazione.

Sul punto si ribadisce quanto emerso con l’operazione “Araba Fenice”, laddove il “reato fine” principale del contesto associativo di tipo mafioso è proprio l’estorsione nei confronti di produttori del settore ortofrutticolo.

Il 9 novembre 2018 la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in flagranza del reato di estorsione due esponenti di altrettante note sigle sindacali. I due soggetti sono stati trovati in possesso della somma di 1.500 euro ciascuno, ricevuta dai titolari di una azienda edile di Gela (CL) che avevano in precedenza denunciato di essere stati fatti oggetto di richieste estorsive.

L’8 novembre 2018, ad Augusta (SR), nell’ambito dell’indagine denominata “Port Utility” afferente al p.p. 7651/2015 RGNR dell’A.G. di Siracusa, la Guardia di finanza dava esecuzione ad ordinanza custodiale nei confronti di sei indagati (quattro liberi professionisti e due funzionari dell’Autorità Portuale), ritenuti responsabili di corruzione e turbativa d’asta in relazione alle gare d’appalto bandite per la realizzazione di importanti opere infrastrutturali.

Anche nel periodo in esame sono continuati i tentativi di intimidazione ad un noto giornalista; da tali episodi, è scaturita una condanna354 in primo grado emessa nei confronti del familiare di un esponente di primo piano del clan BOTTARO-ATTANASIO; per i fatti emersi sarebbe stata riconosciuta anche l’aggravante mafiosa.

Tra le operazioni eseguite dalla DIA di Catania in seguito a proposte a firma del Direttore, si annovera l’esecuzione dei sequestri di beni355 emessi dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione – nei confronti di 2 esponenti di primo piano della famiglia TRIGILA, sodalizio presente nella zona meridionale della provincia.

Nel corso del semestre la DIA etnea ha partecipato anche ai lavori del Gruppo Interforze Antimafia di Siracusa, a supporto dell’azione del Prefetto. Un’azione incisiva che ha portato all’emissione di alcuni provvedimenti interdittivi, che hanno colpito diverse società, tra cui una esercitante l’attività di termodistruzione di rifiuti speciali e pericolosi e un’altra attiva nel commercio al dettaglio di carne.

Inoltre, il personale appartenente alla citata articolazione ha preso parte agli accessi ispettivi prefettizi disposti presso il Comune di Pachino del quale, nel mese di febbraio 2019, è stato disposto lo scioglimento con contestuale nomina di una commissione straordinaria.

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