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Rosolini. Morte dell’agente penitenziario, la moglie gli disse: “Non uscire”

La Procura aretusea ha aperto un’inchiesta per verificare le eventuali responsabilità rispetto alla morte di Giuseppe Cappello, il 52enne agente di polizia penitenziaria di Rosolini, trascinato dalla furia dell’acqua e del fango dopo essere sceso dall’automobile, rimasta in panne in un tratto della statale 115 Rosolini-Noto. Il pm Marco Dragonetti ha aperto un fascicolo con cui intende chiarire ogni aspetto della vicenda. Intanto, non si dà pace la moglie dello sfortunato agente penitenziario. La sera di venerdì, in concomitanza con le abbondanti precipitazioni, lo aveva esortato non mettersi in viaggio. Cappello era stato trasferito da poco tempo al carcere di Noto e doveva raggiungere la destinazione di breve distanza per svolgere il turno di notte.

Cappello, uomo ligio al dovere, intorno alle 22.30 si è messo al volante della sua Dacia Sandero e, sfidando le avversità atmosferiche, ha iniziato il suo viaggio. Poco dopo, però, ha dovuto fare i conti con la sede stradale invasa da acqua, tracimata dalle campagne circostanti e dal fango. Ben presto la vettura ha subito un’avaria e l’uomo è sceso dall’abitacolo forse per verificare il danno e tentare di farla ripartire. Ma la furia dell’acqua gli ha fatto perdere l’equilibrio e nell’oscurità ha perso l’orientamento. E’ stato ritrovato dai soccorritori ormai cadavere alle prime luci dell’alba di ieri.

Cappello lascia la moglie, un figlio 26enne che lavora fuori dalla provincia e una figlia di 18 anni, appena diplomata al liceo.

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