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Sessantuno organizzazioni: “Istituire subito il parco nazionale degli Iblei”

Quindici anni e ancora oggi si discute dell’istituzione del parco nazionale degli Iblei. Pur essendo alle battute finali, almeno sulla carta, ben sessantuno tra associazioni culturali e ambientali, organizzazioni e imprese hanno chiesto al ministero della Transizione ecologica di accelerare i tempi.

La premessa della richiesta è insita nelle statistiche: solo nell’anno 2021, in Sicilia, compresa l’area degli Iblei, sono andati in fumo oltre 78 mila ettari di superficie boschiva e vegetazionale, con una media giornaliera di 135 roghi nei mesi più caldi di luglio ed agosto, con un totale di oltre 8.113 incendi in tutta la Sicilia. “Istituire il Parco nazionale degli Iblei – è spiegato nel documento – consentirebbe di avere maggiori strumenti e risorse economiche finalizzati alla tutela, prevenzione e monitoraggio del fenomeno, oggi divenuto allarmante con dati sempre in crescita, a cui l’istituzione dell’area protetta farebbe scaturire una notevole diminuzione degli incendi nella Sicilia sud-orientale, anche per il venir meno di eventuali speculazioni sui territori interessati”.

I firmatari del documento sostengono che sia errato il ragionamento di chi afferma che, con l’istituzione del parco, comporti una paralisi delle attività economiche all’interno delle aree protette. “Allo studio che ha preso in analisi i territori di 23 parchi nazionali, è emerso il censimento di oltre 68.000 attività produttive, con un’incidenza elevata di attività commerciali, attività artigianali, aziende agricole, attività di ristorazione e in generale al comparto diretto e indiretto del settore del turismo, di fatto in controtendenza a coloro che affermano”.

Per associazioni e imprese “oggi diventa prioritaria l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei a cui chiediamo di procedere, riconoscendo sempre di più l’importanza e il valore della biodiversità in Italia e in Sicilia, attuando politiche di tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio naturale, ambientale e culturale del nostro paese e avviando una vera e propria conversione ecologica ma anche e soprattutto socio-economica nei territori compresi della Sicilia orientale e nello specifico in provincia di Siracusa, Ragusa e Catania”.  

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