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Sicilia & Misteri. Politicanti conniventi, ma la mafia serve a tutti

D’attualità nella Sicilia mafiosa, il voto di scambio è un sistema abituale che non ha perduto consistenza, essendo la correttezza del voto, quasi inesistente. Un tempo i maestri elementari dicevano come dovevano votare i genitori dei bambini e ora è facile capire cosa sarebbe capitato loro se i genitori non avessero obbedito. La connivenza, come l’omertà, è nella maggioranza dei siciliani che crede, chissà perché, che la mafia appare più forte dello Stato. La fiducia dei giovani è nella magistratura, ma la percezione che la mafia sia più preoccupante del terrorismo, vale quanto la povertà, e quando si cammina per i vicoli delle città siciliane, ci si accorge che non è come si racconta la mafia, quella cosa nostra che sconfina dal codice penale, senza dio, ma che non è solo roba per magistrati, avvocati e giornalisti, o solo stagioni di grandi delitti, ma di molto di più perché etichetta una scomoda antropologia culturale, un biglietto da visita e nello stesso tempo un certificato d’appartenenza, un modo di gesticolare o di parlare: la mimica cosiddetta siciliana, in cui sono più le grida che speranze. Ai turisti piace venire nella Sicilia denigrata, di essere mafiosa, con quelle romantiche storie sulla mafia tanto buona, sul rispetto, l’onore e la famiglia, ma anche delle storielle sulla mafia cattiva che non dà scampo, sul siciliano buono che subisce le angherie della criminalità organizzata che un giorno non lontano, forse, sarà sconfitta. Sono decenni che sentiamo le stesse inutili parole sulla mafia, assistiamo ai piagnistei degli ipocriti e ai comizi vuoti dei politicanti conniventi per scoprire che alla fine la mafia serve anche a loro.

Quando gli alleati sbarcarono in Sicilia per liberarci dal Fascismo e del Nazismo, ai militari inglesi, americani, australiani e altri, furono consegnati degli opuscoli con la Storia e le abitudini degli abitanti dell’Isola di Sicilia, compreso chi furono gli ultimi conquistatori; c’era scritto: gli Italiani. E non è un caso che allo sbarco delle truppe collaborarono i mafiosi siciliani d’America, così come la presenza dei rappresentanti amici della mafia durante la firma dell’Armistizio di Cassibile, come testimoni. I Siciliani amano la cultura del sotterfugio, dell’ipocrisia e del disconoscimento dei diritti e dei doveri; una terra destinata a vivere di luoghi stupendi e menti nascoste, di dignità sbandierata ma di colpi bassi e coltellate alle spalle. La Sicilia dei mille misteri oggi ritorna ad essere protagonista, dove gli indagati e i condannati sono persone di primo piano della Storia moderna che sarà raccontata domani ai posteri.

Concetto Alota

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