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“Signor giudice, meglio il carcere della comunità”

Giuseppe Frasca

Giuseppe Frasca

“Signor giudice, meglio in carcere che tornare in comunità”. Tra la sorpresa generale, si è espresso, per sommi capi, in questo modo un indagato, il quale ieri mattina è comparso dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Siracusa, Giuseppina Storaci, per rispondere del reato di evasione dagli arresti domiciliari.

Protagonista dell’insolita richiesta è il floridiano Giuseppe Frasca di 23 anni, il qale si trova dal 20 luglio scorso in regime degli arresti domiciliari in una comunità sita a Marsala per tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’uso delle armi e detenzione di armi e munizionamento. Frasca aveva ottenuto un permesso premio, grazie al quale ha trascorso la festività di Natale a casa in compagnia dei familiari. Sabato scorso avrebbe dovuto fare rientro nella comunità in cui è ospite ormai da cinque mesi. Invece, ha preso il telefono ed ha composto il numero della caserma dei carabinieri di Floridia, per avvertirli che egli non aveva alcuna intenzione di prendere il pullman che lo avrebbe ricondotto a Marsala.

Inevitabile, a quel punto, la denuncia per evasione, benché Frasca non abbia mai lasciato la propria abitazione dove i militari dell’Arma lo hanno prelevato sabato stesso per essere condotto in caserma e successivamente, su disposizione del pubblico ministero Maurizio Musco, nella propria abitazione in attesa di comparire dinanzi al giudice. Frasca è stato processato ieri mattina con il rito per direttissima. Assistito dall’avvocato Junio Celesti, che si era battuto in aula per ottenere la conferma degli arresti domiciliari, Frasca, a sorpresa, si è detto contrario a ritornare in comunità, piuttosto avrebbe preferito essere destinato alla casa circondariale di Siracusa dove, in effetti, è stato tradotto subito dopo l’udienza, che è stata poi rinviata al febbraio prossimo.

A Frasca è stata applicata la misura cautelare perché coinvolto nelle operazioni denominate “Botti di Capodanno” e “Epilogo”, portate a termine, rispettivamente, nel dicembre 2013 e nell’ottobre 2014, dai carabinieri della compagnia di Siracusa che smantellarono un presunto sodalizio malavitoso che operava principalmente a Floridia, dove avrebbe detenuto il  monopolio dello spaccio di sostanze stupefacenti e sarebbe stato pronto ad atti di violenza per mantenere la propria egemonia di mercato illegale.

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