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Siracusa, ancora un aggressione in carcere

Ancora un’aggressione contro gli uomini della polizia penitenziaria presso il carcere di Siracusa. A darne notizia, Domenico Nicotra , segretario aggiunto dell’Osapp, il sindacato di polizia penitenziaria.

“Alle undici di oggi un detenuto extracomunitario per motivi ancora sconosciuti si è scagliato violentemente contro i Poliziotti Penitenziari presenti causando il trauma cranico e la rottura di un braccio di un ispettore, oltre che varie contusioni riportate da altro personale del Corpo intervenuto per riportare l’ordine e la sicurezza”. È evidente, continua Nicotra, che le carenze di personale del Corpo fanno regredire gli standard di sicurezza penitenziaria e che, pertanto, non sono più rinviabili urgentissimi provvedimenti che incrementino il poco personale perché diversamente, purtroppo, la questione non può che degenerare”.

Già da tempo i sindacati nazionali della polizia penitenziaria chiedono all’unisono e a gran voce al governo nazionale d’intervenire per porre fine alle aggressioni contro gli agenti penitenziaria. Sono circa quattrocento l’anno le aggressioni all’interno delle carceri italiane, contro gli agenti di polizia penitenziaria con ferite anche gravi da parte di detenuti di cui circa un terzo con prognosi medica superiori ai sette/otto giorni, con un costo pari a 1500 giornate di malattia di agenti penitenziari feriti a seguito di aggressioni; i sindacati di polizia penitenziarie chiedono nel frattempo misure urgenti, come un regime più “stretto” per i detenuti classificati violenti. Secondo i sindacati di categoria, di questo passo si rischia di far fallire il nuovo progetto di sorveglianza dinamica, dove peraltro siamo ancora troppo lontani dall’essere definito compiutamente e che risulta essere residuale nella gran parte dei modelli organizzativi degli istituti penitenziari. Questo avviene – dicono ancora i rappresentanti sindacali dell’UILPA Penitenziari, dopo aver criticamente rilevato come il modello più adottato sia quello del “regime aperto”, ovvero un modello di sorveglianza che sostanzialmente, non prevede protocolli particolari ma solo il prolungamento dell’orario di apertura delle celle con la contestuale presenza negli ambienti detentivi del personale di Polizia Penitenziaria, inevitabilmente esposto a fattori di rischio senza concreta possibilità (operando disarmato) di poter difendere la propria incolumità fisica. Le premesse che ogni aggressione subita da un poliziotto penitenziario nelle

prime linee delle frontiere penitenziarie è da considerarsi un’aggressione allo Stato”, il Segretario generale della UILPA Penitenziari chiede al DAP che nei confronti dei detenuti violenti si adottino misure esemplari che, nel pieno rispetto della legge e di ogni garanzia, rendano più stringente il regime detentivo a cui devono essere sottoposti del regime aperto , scaricando sul personale gli effetti di tale determinazione. “Quello che occorre compiutamente, hanno scritto più volte i sindacati di categoria della Polizia Penitenziaria, è restituire dignità lavorativa e condizioni di sicurezza alle donne e agli uomini dei baschi blu”.

C.A.

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