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Siracusa. Appalto servizio idrico, Garozzo: le mie responsabilità solo per aver firmato l’ordinanza in emergenza

Giancarlo Garozzo ha rilasciato dichiarazioni spontanee al Gup del tribunale di Siracusa, Anna Pappalardo, nell’ambito del processo per le presunte irregolarità sul primo appalto del servizio idrico nel capoluogo. “Tutte le mie responsabilità deriverebbero dalla firma di un’ordinanza adottata nell’arco di 24 ore e in emergenza per assicurare il servizio idrico alla città, il funzionamento del depuratore e per dare delle risposte a quasi 160 lavoratori e alle loro famiglie”. Assistito dall’avv. Francesco Favi, Garozzo ha in sostanza fatto un ragionamento logico su tutta la vicenda che risale a 4 anni fa, ricordando di avere firmato quell’ordinanza il 20 giugno 2014, subito dopo la riconsegna degli impianti della rete idrica ai comuni da parte di Ato Idrico, a seguito del fallimento della Sai 8. Una causa di forza maggiore. Un servizio pubblico vitale, con le conseguenze di un abbandono improvviso degli impianti da parte del vecchio gestore già carenti di manutenzione.

“Tutti i sindaci, compresa la commissione prefettizia di Augusta che all’epoca gestiva l’ente megarese – ha riferito Garozzo – procedettero emettendo un’ordinanza di natura contingibile e urgente per assicurare la gestione del servizio idrico pubblico. Il potere di ordinanza del Sindaco in situazioni di emergenza non è mai stato messo in discussione da alcun giudice e l’Anaca si è espressa esplicitamente sulla legittimità e la correttezza della mia ordinanza”.

Dopo le dichiarazioni di Garozzo non ha fatto seguito altra attività istruttoria. Il giudice per le udienze preliminari ha disposto il rinvio della discussione al 18 ottobre. In quell’udienza la difesa di Garozzo deciderà se optare per il rito abbreviato oppure no.

Giancarlo Garozzo è imputato nel processo insieme con l’ing. Natale Borgione, dirigente del settore Lavori Pubblici, che è difeso dall’avv. Maria Licata del Foro di Catania.

Innanzi al giudice Pappalardo si dovrà discutere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal “sostituto” Marco Di Mauro, che hanno coordinato l’inchiesta scaturita a seguito dell’emissione dell’ordinanza sindacale, oggetto della contestazione. Nel settembre del 2014 c’è stata l’indizione della gara d’appalto per l’affidamento in concessione del servizio idrico integrato, poi aggiudicato alla società spagnola “Depuracion de aguas” del Mediterraneo, in raggruppamento temporaneo d’impresa con la Onda, e che opera con la sigla Siam.

La Procura aveva affidato la delega delle indagini alla guardia di finanza, che ha acquisito una corposa documentazione negli uffici comunali che poi è stata oggetto di approfondimento da parte dell’ing. Luigi Boeri, cui era stato affidato incarico di consulenza nel dicembre 2015. L’accusa rimasta in piedi per i due imputati è di turbativa d’asta in concorso. Garozzo e Borgione, secondo gli inquirenti, avrebbero procurato un ingiusto vantaggio alla società Siam che a tutt’oggi gestisce il servizio idrico e della depurazione. L’ex primo cittadino si è sempre detto del tutto sereno di chiarire in sede processuale la liceità del suo operato e di quello del dirigente del comune.

C.A.

 

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