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Siracusa. Condotta idrica e fognaria colabrodo ma si scopre che buona parte della tubazione è in amianto

Riuscirà l’attuale classe politica siracusana a far riemergere la città di Archimede dal profondo baratro del fallimento in cui è sprofondata?

Si parla da oltre mezzo secolo del rifacimento della rete idrica e fognaria in buona parte in tubi in ferro, resina, ma anche in eternit. Condotta che si può definire colabrodo e la speranza perduta di trovare un bel giorno l’acqua senza la ruggine e dal sapore forte nelle case dei siracusani.

Si riapre la questione della tubazione fatiscente dell’acqua e della rete fognaria sulle utenze del Comune di Siracusa e delle pertinenze. Sono i consiglieri del Gruppo di Forza Italia al Vermexio che si sono accorti solo ora che i consumi di acqua potabile sono alle stelle; a loro dire la spesa per gli anni 2018 e 2019 si aggira a circa un milione e trecento mila di euro, con un aumento rispetto al 2019 di circa di 100mila euro, dimenticando che da decenni nella rete idrica colabrodo si disperde più della metà dell’acqua immessa nella rete. E ancor più grave, che i tubi sono in ferro arrugginiti e ancor peggio buona parte in amianto.

Nel 2015 si scopre e si conferma quello che da anni era il segreto di Pulcinella; il tubo dell’acquedotto comunale di Siracusa si è rotto sotto i colpi dell’escavatore per i lavori della messa a dimora dei pali semaforici davanti alla presunta tomba di Archimede, interrato ad appena settanta centimetri, contro le norme che vogliono la sicurezza più in profondità; ma non è finita. Si scopre che quella tubazione dove scorre l’acqua potabile che alimenta la zona della Borgata della città di Siracusa, è in Eternit (amianto), senza che mai nessun tecnico del Comune di Siracusa abbia segnalato il grave fatto; manca comunque in materia una normativa. La regola cambia: qui l’amianto non si può inalare perché sottoterra, ma si può bere. Si scopre ancora che buona parte della vecchia tubazione dell’acquedotto e fognaria della città di Siracusa e di tanti comuni della Sicilia è in amianto. Semplicemente: l’amianto nei vari passaggi può finire in mare e nella falda acquifera, oltre al fatto che in alcuni comuni, come ad Augusta, con c’è il depuratore. Un vecchio progetto degli Anni Ottanta doveva riammodernare tutta la rete fognaria e idrica del capoluogo siracusano con uno stanziamento della Cassa del Mezzogiorno di circa 400 miliardi delle vecchie lire, ma tutto fallì. I politicanti del tempo non trovarono la “quadra” necessaria per chiudere l’affaire.

Scrive il cronista, caro il dirigente del comune che hai rimproverato a muso duro l’operatore perché “scialacquava” pubblicamente (senza accorgersi delle cose più importante) mille litri di acqua sversati su un terreno davanti alla Zona Archeologica, o scoprire e informare chi di dovere che l’acqua che usano molte famiglie siracusane da anni scorre in tubi di Eternit che causa la morte per la grave patologia chiamata asbestosi ai polmoni in caso d’inalazione o se ingerito provoca il cancro ai polmoni o allo stomaco? La stessa cosa si può dire della condotta colabrodo sia idrica sia fognaria, vecchia e obsoleta, con perdite che nel passato si attestava intorno al 40%, come denunciò l’onorevole Pippo Gianni anni or sono, comprese le tubazioni principali di amianto ancora in funzione dal Dopo Guerra nel silenzio e nella rassegnazione generale. Ma le spese che si aggravano a causa della perdita copiosa dell’acqua finiscono, per logica deduzione, a carico dei cittadini.

Dal 1992 l’amianto è vietato in Italia; degli effetti dell’inalazione, soprattutto il mesotelioma, si è parlato molto. Poco o niente si dice invece della sua presenza nelle tubature che portano l’acqua nelle case. Che ce ne sia non c’è dubbio: 80mila chilometri di tubature lo contengono in tutta Italia. Che possa essere pericoloso, anche se ingerito, è un altro aspetto chiaro.

Dopo numerosissimi studi scientifici internazionali, anche l’Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha concluso: “Inalazione e ingestione sono vie primarie di esposizione all’amianto”, diversamente dal contatto, considerato una strada secondaria. Le ricerche hanno rilevato che fibre di amianto sono state rintracciate nel fegato, assorbite dopo essere state ingerite tramite l’acqua attraverso tubature realizzate in cemento amianto. Ciò che invece non è chiaro, oggi, è la quantità di fibre pericolose per la salute delle persone.

Fu l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, a riaprire il caso amianto nell’acqua. L’Ona chiede subito che siano rimosse le tubature con amianto anche a Siracusa. Ezio Bonanni, definisce la vicenda “omicidio a norma di legge”. L’allarme scattò anche a Siracusa ed è dovuto al fatto che secondo alcune segnalazioni anche nella città di Archimede alcune delle tubature dell’acqua potabile sono in amianto. Naturalmente il condizionale è d’obbligo, scrive Bonanni, perché sono le autorità a dover verificare se la segnalazione giunta all’associazione sia corrispondente al vero”. Ma Srlive, come spiegato, confermò nel 2015 la presenza la tubazione in amianto nella città di Siracusa, proprio dopo l’articolo pubblicato nel novembre del 2015, dopo la ricerca tra gli atti d’ufficio del Comune capoluogo e tra gli addetti ai lavori.

La dispersione delle reti idriche in Sicilia tende a crescere; negli ultimi dieci anni, passando dal 36 al 45%, un fenomeno più rilevato nella parte interna della Sicilia, dove il quadro percepito spesso è sconfortante.

“Però se così fosse – scrive ancora Bonanni – (così è n.d.r.) si aprirebbero nuovi scenari di rischio, in una città e in un territorio, come quello di Siracusa/Priolo Gargallo e Augusta, già martoriati per la presenza di un’alta incidenza di patologie da amianto e da altri effetti cancerogeni, dovuti alla presenza del più grande polo petrolchimico europeo di cui ancora oggi non si conoscono gli effettivi rilievi e impatto sulla salute umana.  È necessario sostituire tutte le tubature che ancora sono in amianto ovvero in materiali contenenti amianto per evitare che ci sia ingestione di fibre capaci di causare l’insorgenza di mesoteliomi peritoneali e altre patologie, ma anche quelli in metallo perché producono la ruggine. Non bisogna sottovalutare il rischio d’inquinamento da amianto proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile. Se nelle tubature dell’acqua c’è amianto, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, perché si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre”.

“Non ci stancheremo – scrive ancora L’Ona – di segnalare e di agire a mezzo stampa e per le vie giudiziarie, affinché la legalità in Sicilia come nel resto d’Italia, torni a essere la norma e non la nobile eccezione”.

I tubi in cemento amianto degli acquedotti hanno superato i 70anni da quando sono stati posati, alcuni di questi potrebbero seminare fibre nocive nell’acqua che ogni giorno esce dal rubinetto, per cuocere la pasta, lavare la verdura, preparare il caffè o per dissetarci. E per la cronaca, nel tumore del tubo digerente di chi ha scoperto fibre di amianto nell’acqua di casa, sono state rinvenute fibre di amianto, spiegano al Centro Tumori di Milano.

Concetto Alota

 

 

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