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Siracusa. Fallimento Sai8 e le luminose parole di Piero Amara

Piero Amara è un fenomeno vivente. Tiene banco. Le sue idee sono chiare, lucide. E le sue parole luminose. È invidiato e osannato nello stesso tempo. Si realizza quindi quale può essere il ruolo di uomini super intelligenti nella nostra società moderna, in cui tutto appare come la nuvola che non c’è in un luogo dove invece piove. Nella semplicità la nostra sola funzione è di vivere, di tenere lo scenario nel complesso gioco delle parti, attivo, con gli alti valori della vita. Atene fa di Socrate un martire; Roma fa di Augusto un Dio da adorare. Geni. Per quando i grandi uomini si mostrano come irraggiungibili, travagliati, diversi in tutto da noi poveri normali, è confortante pensare che forse non siamo davvero tutti della stessa pasta o specie e che forse non faremmo a cambio con quelle vite tanto importanti ma tanto difficili allo stesso tempo. E mentre le cronache di tutt’Italia illustrano fatti nuovi sul Sistema Siracusa con notizie che riguardano la magistratura, la politica e la massoneria deviata, dalle pagine del quotidiano La Sicilia in edicola, a cura del collega Francesco Nania, si riporta l’ultimo atto giudiziario del processo sul fallimento della Sai8 a Siracusa.

“È prevista per il prossimo 20 maggio la requisitoria dei pubblici ministeri Andrea Palmieri e Marco Dragonetti, al processo scaturito dal fallimento della Sai 8 sono stati cristallizzati alcuni concetti alla base di un sistema di rapporti, sfociato nell’inchiesta “Sistema Siracusa”. A dare spunti di riflessione è il lungo e articolato esame dell’avvocato Piero Amara, imputato, insieme con l’avvocato Attilio Toscano, per bancarotta fraudolenta – come riporta il quotidiano catanese.

“Amara, la cui figura è tornata negli ultimi giorni alla ribalta nazionale per la vicenda del verbale d’interrogatorio in cui parla, tra le altre cose, di una presunta loggia massonica segreta, denominata “Ungheria”, cui farebbero parte alcuni magistrati, nel corso del contro-esame davanti al gup del tribunale, Salvatore Palmeri, ha sottolineato in premessa di “tenere al profilo della sua credibilità”.

“Amara ha esordito rispondendo a una domanda sulla scelta della sua nomina quale difensore di Sai 8 che sarebbe stata discussa e condivisa con il Procuratore di Siracusa di allora, Ugo Rossi:
 “A me fu rappresentato che era ben gradita dal dottor Rossi, circostanza che mi colpì molto, perché fino ad un anno prima, il dottore Rossi mi sottoponeva ad indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania per una serie di vari reati”. Si disse sorpreso, però “riflettendo una denuncia presentata da Sai 8, da un avvocato che, almeno agli occhi di tutti, è lontano mille miglia dal Procuratore, magari è una denuncia che meglio poteva essere, in qualche modo, agevolata”. Insomma, alla conta dei fatti la nomina di Amara rappresentava “una mossa molto intelligente”.

“Ha chiarito quale fosse l’incarico affidatogli da Sai 8: “L’oggetto era molto più ampio, nel senso che, al di là della formalizzazione dei singoli mandati, fu sviluppato un discorso di carattere politico/giudiziario. C’era l’esigenza, per un verso, di rispondere a pretese, richieste concussive formulate da alcuni politici siracusani e c’era la problematica complessiva del rapporto con i comuni e con i politici che stanno dietro ai comuni”, che si opponevano alla consegna degli impianti idrici alla Sai 8″.

“L’avvocato Piero Amara ha spiegato, quindi, quale fosse il sistema di relazioni, necessario per una copertura di carattere generale nell’ambiente giudiziario. Ed era doppiamente importante la copertura in Procura dal momento in cui una delle persone da denunciare era l’ex sottosegretario al Tesoro, Luigi Foti, che Amara ha definito “il padrone di Siracusa”.

“L’imputato ha riferito che vi fossero “Rapporti storici, idilliaci tra mio padre e Gino Foti, tant’è che io me ne sono pentito di questa denuncia, perché, in qualche modo, per ingraziarmi i favori della famiglia Rossi, mi sono andato ad intestare una guerra che avrei preferito non fare, ad una persona che, bene o male, ha sempre avuto rapporti con mio padre”.

“In aula, Amara ha parlato della dinamica dei suoi rapporti con la magistratura “con percentuale di successo dell’80%”. Anche ai magistrati, che lo hanno interrogato nell’aprile del 2018, durante la sua detenzione nel carcere di Roma, Amara ha confermato che il coinvolgimento dell’“amico” Attilio Toscano “era necessario perché garantiva questo sistema” di relazioni e, per tale motivo, fu nominato legale della Sai 8 per le questioni di diritto amministrativo. Amara ha spiegato che la valutazione che si fece in tale circostanza e che Toscano “è bravo” ma, soprattutto, “è figlio del Procuratore aggiunto che può essere utile alla Sai 8”.

“Sull’inchiesta della Gida, la società che faceva capo ad Amara e in cui erano stati cooptati i figli dei due alti magistrati, lo stesso legale ha riferito di essersi consultato con il procuratore aggiunto Toscano per la presentazione di due esposti alla Procura di Messina nei quali adombrava illeciti disciplinari e penali da parte del pubblico ministero, titolare dell’inchiesta, Marco Bisogni. Da qui la coassegnazione del fascicolo all’allora pm di Siracusa, Giancarlo Longo (che ha patteggiato la pena a 5 anni di reclusione nell’ambito del processo Sistema Siracusa), il quale, come riferisce Amara, era “disistimato da Rossi (il procuratore capo) ma rispondeva a Toscano (procuratore aggiunto)” ma su cui si puntava molto”.

“Amara ha anche parlato, su sollecitazione dell’avvocato Dario Riccioli, legale difensore del coimputato Attilio Toscano, dell’avvicinamento all’ex presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che avrebbe avuto interesse alla nomina di un giudice a commissario dell’Ato idrico di Siracusa – conclude La Sicilia – “per avere copertura nel processo a Catania”.

Concetto Alota

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