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Siracusa, giro di falsi invalidi: a giudizio 54 fra medici e cittadini

Il gup del tribunale, Francesco Alligo ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti di 54 persone coinvolte, a vario titolo, nell’inchiesta “Povero Ippocrate”, portata a termine a febbraio dello scorso anno dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura, attorno a un giro di falsi invalidi. Saranno processati dal 18 settembre del 2023, davanti al tribunale penale in composizione collegiale: Rosaria Mangiafico, titolare del titolare del fittizio patronato, che avrebbe raccolto le istanze dei candidati a ottenere dall’Inps le pensioni d’invalidità e quelle di accompagnamento, Giovanni Barrile, Francesco Cianci, Paolo Valvo, Remo Ternullo, Giuseppe Fazio, Gaetano Pollicita, Rosa Bastante, Gaspare Pistritto, Santo Cultrera, Vincenza Bugliarello, Michele Liistro, Salvatore Alfano, Rosario Terranova,  Santina Cannavò, Giuseppe Cantone, Grazia Monello, Carmela Carelli, Agata Destasio, Giovanna Condorelli, Vera Bondì, Giuseppa Tinè, Maria Di Mauro, Vincenzo Pannuzzo, Maria Concetta Bazzano, Paola Farinella, Santa Cardì, Giuseppe Firenze, Rosario Grande, Augusto Trigila, Milena Pavano, Concetta Impelluso, Francesca Indomenico, Oksana Kvek, Carmela Latina, Rosa Liberto, Rosa Ciarcià, Giuseppe Smiriglio, Massimiliano ed Emanuele Sipala, Paola Assenza, Giuseppe Amenta, Vincenzo Zappulla, Giuseppe Partexano, Rossella Scalora, Filomena Tutino, Giuseppe Raddino, Vittoria Sesta, Caterina Pennisi, Michele La Runa, Biagio Saitta e Giuseppa Giarratana. 

Il giudice ha disposto, invece, sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Rosa Molisina (perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato) e Daniela Urso (per non avere commesso il fatto), entrambe difese dagli avvocati Bruno e Nino Leone e Bartolo Santaera (perché il fatto non sussiste). 

L’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Salvatore Grillo e Tommaso Pagano, si è avvalsa della documentazione videoripresa dei passaggi di denaro in favore dei presunti medici corrotti. Il “sistema”, che si serviva dell’appoggio di alcuni pseudo-patronati, prevedeva che in alcuni casi il falso invalido venisse istruito circa il comportamento da tenere durante la visita di accertamento dei requisiti presso la commissione dell’Inps; in particolare, il candidato alla pensione di invalidità veniva istruito sulle modalità per simulare determinati sintomi e veniva fornito di falsi referti. I finti parenti e le false badanti servivano a descrivere e confermare la presenza assidua dei sintomi simulati dal candidato.   

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