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Siracusa. I veleni all’Asp e le traversie che hanno mobilitato la pseudo intellighenzia siracusanaSiracusaLive | SRlive.it
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Siracusa. I veleni all’Asp e le traversie che hanno mobilitato la pseudo intellighenzia siracusana

Gli esseri umani possono essere portati a mentire e lo fanno di norma al bisogno, ma lo scopo del mentire è differente da quello usato dai manipolatori patologici di notizie e d’inganni; o peggio ancora, per pura vendetta per qualcosa che riguarda il passato. Non si dovrebbe mai mentire, nemmeno per difendersi se attaccati per non fare apparire un’amara verità che potrebbe venire a galla a forza di scavare nel fango, oppure perché si è confusi, si ha timore, si ha la coscienza sporca, e questo è il caso nella generalità. In un sorta di chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Scontato che sui veleni dell’Asp di Siracusa le colpe sulle disgrazie che hanno colpito degli esseri umani le responsabilità sono diffuse in sequenza apicale dei vertici dell’Asp a più livelli e spetta ora alla magistratura svelare menzogne e verità.

Si potrebbe immaginare a dei personaggi catapultate nel bel mezzo del romanzo chiamato “coronavirus e paraggi” e convenire parallelamente al più famoso “Promessi Sposi” del grande maestro Manzoni, anche se è davvero troppo la differenza culturale, con due dei personaggi che in questi giorni si sono avvicendati come Don Abbondio, persona titubante, meschina, codarda, che si sotterra davanti alle difficoltà e agli ostacoli che incontra e come scrive Manzoni è “Un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi in ferro”; l’altro è l’Azzeccarbugli, per la sua capacità di sottrarre dai guai, non del tutto onestamente, le persone disoneste e potenti che preferisce stare dalla parte del più forte, per evitare una brutta fine.

Tanti gli esposti e le querele per i fatti occorsi in questi giorni che hanno contribuito alla formazione del focolaio del virus Covid-19. Vicissitudini che hanno mobilitato buona parte della pseudo intellighenzia siracusana, o pseudo cultori della bella scrittura, dei racconti nei giornali forti, avanzati, del loro saper fare e del saper dire, così come mentire scrivendo tutto ciò che non serve all’opinione pubblica ma solo ai loro interessi personali. Un sorta di rincorsa simile ai personaggi della famosa serie di telefilm “The Mentalist e John Rosso”, dove tutto si risolve a colpi di presunta capacità intellettiva di risolvere ogni e qualsiasi problema dove gli altri falliscono, ma nel film invece alla fine riesce molto bene. Ma è solo la capacità di attori e registi.  

Avventurieri al soldo della politica da sempre, ma anche per molestia diretta a chi non gli garba, meglio ancora per rancori legati al passato. Insiste, insomma, una sorta di scuola del minacciare di essere colpiti dalla pungenti e velenosa scrittura, dei falsi profeti che si fanno solo i fatti propri ma non vogliono essere nemmeno nominati, figuriamoci se criticati. Scrivere a raffica domande e risposte, non è una cosa usuale; rimane solo un dialogo tra i convenuti nella polemica, mentre ci sono in ballo interessi generali che affascinano e turbano tutti i cittadini, come non è buon giornalismo accusare al coperto utilizzando la scrittura al condizionale. Sparare sul mucchio e sostenere che qualcuno ha forse mercanteggiato la verità dei fatti per soldi o per pieta, è da miserabili. È questa è la logica dell’effetto specchio: il lupo dalla mala coscienza quello che opera pensa. Anche la giurisprudenza corrente ha riconosciuto questa tattica garibaldina, strisciante, subdola, ma definita un’azione meschina in sentenza. “Le notizie sono una cosa seria”, come recita uno spot pubblicitario mandato in onda in questi giorni da Mediaset.        

I mentori patologici, non provano senso di colpa; mentono e lo fanno con la precisa volontà di manipolare la verità dei fatti, per ottenere benefici per sé, incuranti di danneggiare l’altro, convinti che l’altro vada trattato così, in quanto lo invidiano, come invidiano la sua capacità di muoversi nella palude della vita moderna, capacità che loro non hanno, e quindi credono di essere nel giusto, ma in effetti usano la tattica del falso e cortese, tira la pietra e nascondi la mano. Girano la frittata e feriscono per mettere in atto una sorta di rivalsa su quello che disprezzano, per ottenere quello che secondo loro gli spetta e che perciò va ottenuto anche con la frode, l’ipocrisia, la menzogna, avente anche l’obiettivo quello di procurare un danno e incutere sofferenza.

Difficile recitare un copione da narcisismo patologico divenuto nel tempo struttura caratteriale, con svariati livelli di cattiveria. Mentire per una strategia manipolatoria per colpire il Prossimo. E non basta tutto ciò per giustificare l’azione e avere la serenità e l’onestà di capire che nello stereotipo popolare, ripreso da artisti, letterati e registi, rappresenta i narcisisti maligni con il delirio di onnipotenza fisso nella mente.

Concetto Alota  

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