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A Siracusa “la Greca”: corrompere la stessa corruzione e mettere in discussione la legalità

Succede a Siracusa “la Greca”.

Uno dopo l’altro gli avvenimenti che tengono impegnati gli italiani nella disputa nei crocicchi dei bar, nei circoli della politica e negli ambienti sindacali: le primarie per la scelta del segretario del Pd e la festa dei lavoratori del Primo maggio. Ma a Siracusa si sente nell’aria una strana sensazione in cui a dominare è l’agnostico. Quello che si promette non è di solito mantenuto; e questo sia da parte dei candidati, sia dei cittadini-elettori. La discussione si fa animata, fino a scoprire il nervo della Siracusa da sempre officina meridionale di politica greca-moderna, dove, non potendo fare altro, per via giudiziaria si è tentato di eleminare un sistema politico-affaristico che governa da oltre mezzo secolo. Lo snervamento della popolazione per lo strapotere e l’arroganza della politica e l’insofferenza verso una corruzione sempre più vorace, spudorata e plateale, non hanno reso possibile ancora una volta il ricambio generazionale degli uomini dei partiti, che ora cercano di camuffarsi con i movimenti.

Le indagini della magistratura sulla corruzione siracusana non sono andate mai nel senso naturale ma forzato e mai scoperto da avvenimenti temporali in cui mancavano sempre le prove. Si svoltano le vecchie abitudini dell’omertà condizionata, con le denunce di una parte della politica in un’attività d’indagine a tutto campo in difesa e all’attacco che la Procura di Siracusa ha ritenuto valida ed efficace. È la storia dei nostri giorni.

Nel passato si era già tentato di trovare le prove fermandosi però sempre ai singoli episodi, o addirittura infrangendosi dinanzi ai sistemi d’insabbiamento e dei vari attacchi strumentali, senza poter allargare mai le indagini e risalire ai livelli superiori per scoperchiare quello che era, non un insieme di casi isolati e slegati fra loro, ma un sistema organico e organizzato di regolazione dei rapporti tra imprese e politica, asili nido e altro con appalti sempre alle stesse aziende senza gare a evidenza pubblica ma in concessione e via così, che non hanno comunque permesso di scoprire mai il livello superiore.

Le mille indagini hanno ricostruito una sola parte di quel sistema in cui gli uomini della politica, di governo e di opposizione, partecipavano direttamente alla spartizione degli affari. La verità storica è molto più prosaica e banale. Siracusa sta vivendo oggi una trasformazione politica, dove non si cerca una svolta storica e in cui sono in pochi che provano a pilotarla verso gli interessi generali (almeno così di primo acchito sembra). Ci sono segnali che “la cosa nostra” della politica siracusana è a caccia di nuovi equilibri e tratta altri affari elettorali in attesa del momento opportuno. Quello che è rimasto impigliato nel cerchio magico mediatico è il fango che è stato messo in circolo in una campagna di veleni politici-giudiziari a livello nazionale durata anni e che alla fine è riuscita a raggiungere l’obiettivo di appannare l’immagine di una comunità che si scopre mirare a corrompere la stessa corruzione e a mettere in discussione la legalità degli atti giudiziari e dei processi. Siamo a Siracusa: “La Greca”.

Concetto Alota

 

 

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