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Siracusa, l’alberghiero una scuola a spezzatino

E’ arrabbiata, delusa ma mai doma la professoressa Giuseppa Rizzo, dirigente dell’istituto alberghiero. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, è costretta a correre da una parte all’altra della città per risolvere la marea di problemi insiti al fatto che il suo istituto sembra uno spezzatino, con una sede centrale e altre tre plessi staccati, con annessi laboratori, in comproprietà con altri istituti di scuola media superiore. “E’ dai tempi del sindaco Fatuzzo che riceviamo promesse di una sede adeguata alle nostre esigenze – dice la preside – la prima fu un edificio a Mazzarrona per finire con l’albergo scuola di corso Umberto, oggi destinato alla funzione di social housing. Siamo l’unica scuola in tutta la provincia la cui sede principale è in affitto nei bassi di un anonimo palazzo di via Polibio che non garantiscono il massimo della funzionalità. E’ una mancanza di rispetto nei confronti dei docenti e di considerazione per i 1200 studenti che frequentano l’istituto, il doppio rispetto a quando mi sono insediata”.

Per fare fronte all’incremento di classi, è stato necessario utilizzare diverse aule all’ex istituto Gagini in via Pitia mentre alcuni laboratori sono in comproprietà con l’istituto Filippo Juvara di viale Santa Panagia. Più volte la dirigente scolastica ha chiesto al Libero consorzio comunale un intervento per risolvere i problemi e lenire il disagio di studenti e docenti, costretti a fare da spola tra un plesso e l’altro per coprire le ore di lezione, ma i ben noti problemi economici dell’ente di via Roma non hanno consentito di programmare anche il pur minimo intervento volto a tamponare l’emergenza. L’Alberghiero ha attinto di recente a finanziamenti pubblici con cui è stato possibile acquistare macchinari e attrezzature per arricchire i laboratori ma non potendo usufruire di spazi adeguati, quella dotazione è rimasta sotto cellophane. “Pur in presenza dell’incremento di studenti, dei progetti di alternanza scuola lavoro, della collaborazione con altri istituti italiani ed europei – dice la professoressa Rizzo – continuiamo a rimanere ai margini dell’interesse delle istituzioni pubbliche. Mi vergogno per loro che non riescono a trovare una soluzione praticabile costringendoci a mortificanti convivenze e a stressanti spostamenti da una parte all’altra della città. Non pretendiamo una nuova sede ma, nell’immediato, almeno una sistemazione più dignitosa”.

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