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Siracusa, “operazione Beta”: Roberto Cappuccio rigetta ogni addebito davanti al gip

Davanti al Gip ha parlato per oltre un’ora Roberto Cappuccio, l’imprenditore siracusano, 52 anni il prossimo mese di agosto, coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Beta”, scattata la scorsa settimana su coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Messina e l’operatività dei carabinieri del Ros. Cappuccio ha riferito al gip del tribunale di Siracusa, Carmen Scapellato, davanti al quale è comparso per rogatoria, la propria versione dei fatti, che diverge rispetto a quella per la quale è finito in carcere con l’accusa di tentata estorsione in concorso ai danni di un imprenditore messinese con l’aggravante del metodo mafioso.

Assistito dagli avvocati di fiducia Bruno e Antonino Leone, Cappuccio ha sostanzialmente rigettato ogni addebito sostenendo di essere, al contrario, egli il destinatario di un tentativo di truffa da colui che oggi è considerata una vittima. Ha prodotto riscontri documentali e testimoniali a sostegno della propria tesi, convinto di potere venire fuori da questa storia. Documentazione che sarà trasmessa al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Messina,. Salvatore Mastroeni, che ne ha disposto la misura cautelare in carcere.

Cappuccio ha rilevato davanti al gip di avere subito un danno di 930mila euro per la fornitura di alimenti. I fatti risalgono al 2013 ed originariamente erano stati qualificati in esercizio arbitrario delle proprie ragioni aggravato. Cappuccio sostiene di avere partecipato a una sola riunione della cooperativa di cui fa parte, nella quale si era parlato della questione e di come poterla affrontare e risolvere in modo definitivo.

Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Scapellato, Cappuccio ha anche rigettato ogni riferimento ad altre contestazioni contenute nell’ordinanza. Più in generale, con l’operazione “Beta” le indagini hanno consentito di riscontrare quanto già riferito da alcuni collaboratori di giustizia, documentando, per la prima volta, l’operatività nel capoluogo peloritano di una cellula di cosa nostra catanese, diretta emanazione della più nota famiglia mafiosa dei Santapaola e sovraordinata rispetto ai clan che tradizionalmente operano nei quartieri cittadini.

I legali di Cappuccio hanno annunciato di volere presentare ricorso al tribunale del riesame per l’annullamento dell’ordinanza del Gip del tribunale di Messina che dispone la misura cautelare in carcere per il proprio assistito.

C.A.

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