Home / Se te lo fossi perso / Cronaca / Siracusa. Operazione “Ghost financing”: i tre indagati saranno interrogati stamane

Siracusa. Operazione “Ghost financing”: i tre indagati saranno interrogati stamane

Interrogatorio stamane per i tre indagati coinvolti nell’operazione “Ghost financing” della Procura di Siracusa, portata termine dalla guardia di finanza di Siracusa; indagine scaturita da una prima querela e coordinata dal pm Tommaso Pagano, in cui è emersa la posizione di 68 privati investitori, vittime di truffe, alcune delle quali in difficoltà ad accedere ai canali di credito istituzionali. 

Per l’urgente bisogno di un finanziamento di 3 milioni si era rivolta a un imprenditore che gli offrì garanzie di poterlo ottenere. Ma col trascorrere del tempo, però, la persona in questione si è accorta di essere rimasta vittima di un raggiro e si è rivolta alla guardia di finanza. E’ scattata così l’operazione “Ghost financing”, culminata con l’emissione della misura cautelare, emessa dal gip del tribunale, Carmen Scapellato, nei confronti dell’imprenditore reggino Antonino Delfino, per il quale è scattata la misura dell’obbligo di dimora, notificata nella casa circondariale di Cavadonna dove si trova detenuto per altra causa, della compagna, la commercialista siracusana Elisabetta Lo Iacono, a cui è stata notificata la misura della presentazione alla polizia giudiziaria, e dell’avvocato Danilo Antonicelli. I tre indagati devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, mentre le fiamme gialle hanno disposto il sequestro della somma di 2 milioni 158mila euro, quale profitto del reato consumato.

I fatti denunciati coprono l’arco temporale tra il 2014 e il 2017. Le indagini del nucleo di polizia economico–finanziaria della guardia di finanza hanno consentito di fare luce su un perverso meccanismo adottato dai tre indagati che, prospettando ai clienti la possibilità di ottenere finanziamenti a tassi agevolati o a fondo perduto, senza la necessità di fornire garanzie patrimoniali o personali, li avrebbero ingannati, inducendoli a versare cospicue somme di denaro per attivare presunte pratiche di finanziamento. Le somme riscosse sarebbero state poi utilizzate a fini personali quali, ad esempio, l’acquisto di beni di consumo e l’indebito finanziamento delle attività commerciali dell’imprenditore indagato. Secondo quanto ricostruito da inquirenti e investigatori, ai clienti erano proposte due diverse tipologie di operazioni. La prima prevedeva la costituzione di una società all’estero, da alimentare attraverso risorse originate da operazioni di sconto bancario di titoli emessi da istituti di credito stranieri. Per incarichi di questa natura, gli indagati sono riusciti a farsi consegnare dagli ignari investitori somme variabili da 10mila a 90mila euro per ciascuna pratica di finanziamento. L’altra proposta consisteva in dichiarati finanziamenti attraverso “fondi BEI” o semplicemente “finanziamenti esteri”, per cui era chiesto un esborso di somme tra i 2.500 e i 7mila euro per ogni pratica di finanziamento. I tre indagati, attraverso complessi schemi contrattuali, promettevano di fare ottenere loro in modo rapido ingenti finanziamenti a tassi d’interesse oltremodo favorevoli rispetto alle normali condizioni di mercato. Ciò nella piena consapevolezza dell’inesistenza dei finanziamenti promessi o comunque nella fragilità degli strumenti prospettati per ottenerli. Il potenziale cliente era convinto dalla previsione, in contratto, della facoltà di recesso e la restituzione delle somme anticipate per le spese in caso di sopravvenute difficoltà. La breve durata dell’incarico, oltre alla promessa di procedere a fondo perduto o a tasso agevolato, inducevano la persona a rilasciare il mandato a operare. Nessuno dei clienti ha ottenuto i soldi promessi.

Dall’esame complessivo delle pratiche gli inquirenti hanno rilevato che, anche attraverso la prospettazione agli indagati dell’intenzione di avviare possibili azioni giudiziarie, una sparuta minoranza d’investitori è riuscita a ottenere il rimborso di quanto versato. I militari delle fiamme gialle hanno eseguito complesse analisi degli elementi informativi contenuti negli strumenti informatici sequestrati agli indagati; approfondimenti bancari sulla copiosa documentazione; l’acquisizione delle dichiarazioni delle vittime delle truffe.

L’imprenditore Delfino, detenuto a Cavadonna perché coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Rinascita-Scott”, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri ed eseguita dai Carabinieri di Vibo Valentia. Furono arrestati ben 343 persone tra cui anche la commercialista Lo Iacono. Delfino sarà interrogato in videoconferenza, mentre la Lo Iacono e l’avvocato Antonicelli saranno interrogati nell’aula Gip del Tribunale di Siracusa.

Informazioni su Redazione

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*

RSS
Follow by Email
YouTube