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Siracusa, Petrolchimico i residenti: “ancora puzza d’idrocarburi e aria irrespirabile fin dentro le case”

Un vecchio detto recita: “non ho paura del piatto di fagioli che mi chiedi, ma del vizio che ti rimane”.“Da ieri sera una puzza d’idrocarburi mista a solventi irrespirabile e insopportabile, ci ha invaso fin dentro le case. Abbiano fatto la segnalazione su Nose, ma nessuno comunica niente”. Così i cittadini esprimono la loro rabbia sulla puzza e i miasmi che periodicamente si presentano con tutta la loro carica intossicante. “Siamo destinati a morire intossicati per un misero pezzo di pane, per giunta amaro”. La stessa cosa succede alla Pizzuta e in parte della zona nord di Siracusa. Un fetore e un’aria irrespirabile che hanno costretto le famiglie a chiudere porte e finestre. I residenti hanno segnalato un forte disagio. Un evento che non si può definire ogni tanto, ma una sorta di ripetizione senza preavviso. Una storia vecchia quanto drammatica che di primo acchito appare come non essere controllata dalle istituzioni. Il vecchio parallelismo lavoro-industria-inquinamento impossibile è ormai da scorporare. Difficile da eliminare puzza e miasmi, malattie a ventaglio tanto da comportare tumori e malattie senza alcun controllo. Nella proporzione ha creato più morti l’inquinamento selvaggio che il coronavirus. Grave che le istituzioni sono sordi al grido di dolore dei cittadini, del popolo, solo in teoria, sovrano.

Ad essere franchi non è peccato: spiacenti, ma non c’è proprio niente da fare. Un destino crudele che ci riporta al sogno dell’Eldorado e il lavoro sicuro come la morte con cui siamo costretti giocoforza ad anticipare la conoscenza, oltre alla sofferenza forzata per i mille connubi a ventaglio.

Insiste, di fatto e di diritto, la mancanza della distanza di sicurezza tra le industrie insalubri dei centri abitati, come le raffinerie e le fabbriche che producono prodotti chimici, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti; miasmi che si propagano per chilometri nei comuni viciniori. Frutto della corruzione tra le parti in causa.  

Le industrie dovevano essere costruite in zone isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; le nostre esperienze, indicano che mancano le dovute cautele per l’incolumità del vicinato. La Storia del Petrolchimico parla di 350 morti per infortuni per diverse cause, migliaia i feriti, mentre i morti e i malati di cancri, non si contano più.

Chi svolge un’attività che prevede l’impiego di gas nocivi che disturbano l’ambiente, rifiuti tossici, è da classificarsi industria insalubre; infatti, dovrebbe svolgere la propria attività lontano dalle abitazioni. E questo a prescindere dalle legge che scrivono e approvano i governi in connubio con le lobby della chimica e della raffinazione, come nel nostro caso.

I Comuni, volendo, potrebbero ritenere inammissibile l’esercizio dell’attività che non rispettano le norme previste dalle legge in materia; peggio ancora quando la distanza dal centro abitato non è sufficientemente lontana per smaltire i cattivi odori e i gas. Il pericolo per la popolazione si è fatto serio. Ma quello che stride è la strafottenza di alcune industrie che scaricano sicuri di non essere pizzicati. Perché? Troppo facile. Provate con un’altra domanda più difficile.

Concetto Alota

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