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Siracusa, rivolta dei detenuti al carcere di Cavadonna

Si sono vissuti momenti di tensione nella tarda serata di ieri alla casa circondariale di Cavadonna. Una settantina di detenuti ha inscenato una manifestazione di protesta salendo sui tetti dell’istituto di pena, bruciando lenzuola e materassi. Una forma di protesta avvenuta sulla scia di quanto registrato nella giornata di ieri in altre carceri italiane. Sott’accusa le ulteriori restrizioni contenute nel decreto del presidente del consiglio dei ministri. Lamentano lo stop alle visite dei congiunti e alcune situazioni logistiche ritenute rischiose. L’allarme è scattato intorno alle 22 e in brevissimo tempo il penitenziario siracusano è stato presidiato dalle forze dell’ordine intervenute in massa per prevenire episodi più violenti come avvenuto in altre carceri siracusane.

Carabinieri, polizia di Stato, guardia di finanza hanno cinturato l’ingresso del carcere, temendo che la protesta potesse travalicare. E’ stato necessario l’intervento di un elicottero del gruppo Elinucleo dei carabinieri di Catania per illuminare una porzione di tetto del penitenziario, su cui si erano asserragliati alcuni detenuti. Anche i vigili del fuoco hanno dato il loro contributo con cellule fotoelettriche che hanno illuminato a giorno l’intera struttura.

Nel cuore della notte è stato possibile sedare gli animi. Poco meno di una cinquantina i detenuti che sono stati individuati dagli agenti di polizia penitenziaria tra i più facinorosi. Hanno protestato anche i detenuti della casa di reclusione di Brucoli. Una cinquantina di detenuti si è rifiutata di rientrare in cella dopo l’ora d’aria. È dovuta intervenire la direttrice per convincerli a bloccare la protesta, iniziata la sera precedente con la decisione di battere posate e tegami contro le barre delle celle.

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