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Siracusa, sgominata associazione a delinquere per truffa: coinvolti imprenditore e commercialista

La Guardia di Finanza di Siracusa ha eseguito un provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del Tribunale aretuseo, Carmen Scapellato su richiesta del pm Tommaso Pagano, nei confronti di una associazione a delinquere – costituita da un imprenditore di origini calabresi, un avvocato residente in provincia e una commercialista siracusana – che, negli anni tra il 2014 e il 2017, ha truffato una nutrita platea di privati investitori.

All’imprenditore Antonio Delfino e alla commercialista Elisabetta Lo Iacono è stato imposto l’obbligo di dimora e quello di presentazione alla polizia giudiziaria. Sul fronte reale, ai tre indagati è stato invece disposto il sequestro della somma di Euro 2.158.403, quale profitto del reato dai tre. All’imprenditore la misura è stata notificata presso il carcere di “Cavadonna”, atteso che, al momento, è ristretto in relazione al suo coinvolgimento nell’operazione antimafia, Rinascita Scott.

Le indagini del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Siracusa, traggono origine da un’iniziale querela avanzata da una delle persone truffate, interessata a ottenere un finanziamento di tre milioni di euro. Sono cosìstate avviate le indagini che hanno permesso di scoprire 68 vittime della truffa, alcune delle quali in difficoltà ad accedere ai canali di credito istituzionali.

Gli indagati, prospettando ai clienti la possibilità di ottenere finanziamenti a tassi agevolati o a fondo perduto, senza la necessità di fornire idonee garanzie patrimoniali o personali, hanno tratto in inganno le vittime inducendoli a versare cospicue somme di denaro presunte attivare presunte pratiche di finanziamento. Le somme riscosse sono state poi utilizzate a fini personali quali, ad esempio, l’acquisto di beni di consumo e l’indebito finanziamento delle attività commerciali dell’imprenditore indagato.

due diverse tipologie di operazioni: più complesse, che prevedevano la costituzione di una società all’estero, da alimentare attraverso risorse originate da operazioni di sconto bancario di titoli emessi da istituti di credito stranieri. Per incarichi di questa natura, gli indagati sono riusciti a farsi consegnare dagli “investitori” somme ingenti, variabili da 10.000 a 90.000 euro per ciascuna pratica di finanziamento; più semplici, consistenti in dichiarati finanziamenti attraverso “fondi BEI” o semplicemente “finanziamenti esteri”, per cui veniva chiesto un esborso di somme più modeste, comprese tra i 2.500 e i 7.000 euro per ogni pratica di finanziamento.         

Il potenziale cliente veniva “accalappiato” prevedendo, in contratto, la facoltà di recesso e la restituzione delle somme anticipate per le spese in caso di sopravvenute difficoltà. La breve durata dell’incarico, oltre alla promessa di procedere a fondo perduto o a tasso agevolato inducevano poi la persona a rilasciare il mandato ad operare. Peraltro, gli indagati spendevano la loro credibilità professionale di avvocato, commercialista e imprenditore, nota nell’ambiente, per accreditarsi quali consulenti affidabili.  

Nessuno dei clienti ha ottenuto i denari promessi. Dall’esame complessivo delle pratiche si rileva che, anche attraverso la prospettazione agli indagati dell’intenzione di avviare possibili azioni giudiziarie, una sparuta minoranza di investitori è riuscita a ottenere il rimborso di quanto versato.     

I finanzieri hanno eseguito analisi degli elementi informativi emergenti dagli strumenti informatici (personal computer, tablet, smarthphone, pendrive), sequestrati agli indagati nel corso delle perquisizioni nei loro confronti operate; indagini finanziarie, originanti approfondimenti bancari sulla copiosa documentazione acquisita; individuazione dei soggetti vittime delle truffe, nonché l’acquisizione e il relativo esame di ulteriori montagne di carta”.

In particolare, l’analisi dei movimenti bancari dei conti corrente e delle carte di credito e di debito degli indagati ha consentito di: ripercorrere le modalità di impiego delle somme riscosse; appurare che esse erano state destinate al pagamento di spese personali o al finanziamento delle attività commerciali dell’imprenditore indagato; escludere che i soldi versati dai clienti fossero stati impiegati per le relative pratiche di finanziamento.

Ai tre soggetti vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa La commercialista siracusana e l’imprenditore, individuati quali promotori dell’associazione a delinquere e altresì colpiti dall’odierna misura cautelare personale, non sono nuovi al coinvolgimento in vicende di natura penale, atteso che sono stati arrestati nel mese di dicembre dello scorso anno, nell’ambito dell’imponente operazione antimafia denominata “Rinascita – Scott”, promossa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

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