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Siracusa, vicende Procura: il procuratore Giordano sereno, soddisfatto e fiducioso dopo l’incontro al Csm

Il procuratore di Siracusa Francesco Paolo Giordano davanti al Csm ha chiarito punto per punto tutti gli aspetti che riguardano le vicende della Procura di Siracusa. Rispettando il programma, Giordano lunedì scorso è stato ascoltato dalla prima commissione del Csm, per il quale il mese scorso è stata aperta la procedura di trasferimento. Sul contenuto dell’audizione non trapelano indiscrezioni che, ovviamente, è stata secretata, anche se negli ambienti giudiziari romani si parlerebbe chiaramente di un risultato tutto al positivo per il capo della procura aretusea. Infatti, dal palazzo di giustizia di viale Santa Panagia c’è la conferma del ritorno di un procuratore abbastanza sereno e soddisfatto dell’esito dell’audizione e che attende visibilmente fiducioso la decisione del Csm.

Davanti al Csm il procuratore Giordano ha avuto modo di approfondire e spiegare la propria posizione rispetto a quanto emerso dalle audizioni che la prima commissione ha effettuato al palazzo di giustizia di Siracusa tra l’11 e il 12 maggio. In quell’occasione furono sentiti gli otto magistrati, firmatari di un esposto al Csm e alla Procura di Messina, il procuratore aggiunto Fabio Scavone, il presidente del tribunale, Antonio Maiorana, il prefetto Antonio Castaldo, e il presidente dell’Ordine degli avvocati, Francesco Favi. Sotto la lente d’ingrandimento della prima commissione del Csm ma anche della Procura di Messina il rischio di inquinamento dell’azione della procura, funzionale alla tutela di interessi estranei all’amministrazione della giustizia.

Nel contempo la prima commissione del consiglio superiore della magistratura sta valutando le richieste di trasferimento avanzate nei mesi scorsi dai due magistrati in servizio alla Procura aretusea per i quali la stessa commissione aveva aperto nei loro confronti la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità; sono i sostituti procuratori Giancarlo Longo e Maurizio Musco. I due hanno chiesto di essere destinati in una rosa indicata in diversi distretti giudiziari e con altri incarichi. Si tratta del cosiddetto trasferimento in prevenzione che, qualora venisse concesso dal consiglio superiore della magistratura, determinerebbe la chiusura della procedura in corso nei loro confronti. In particolare, il pm Longo nel mese di marzo ha chiesto di poter svolgere la funzione di giudice nel distretto di Corte d’appello di Roma o in quello di Napoli mentre in subordine avrebbe indicato anche il distretto di Bologna. Anche il pm Musco (già trasferito a Sassari con provvedimento cautelare della Sezione disciplinare del Csm) nel mese di febbraio ha chiesto di potere essere trasferito agli uffici giudicanti del distretto di corte d’appello di Palermo, dove, peraltro, era stato già destinato nel recente passato, oppure in quello di Caltanissetta. Ora l’ultima parola spetta al Csm che dovrà decidere sulle richieste dei due magistrati e dare una specifica connotazione al caso emerso dalla Procura di Siracusa.

Concetto Alota

 

 

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