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Siracusa. Visita Ministro dell’Ambiente Costa: si spaccano i comitati ambientalisti mentre l’inquinamento continua a mietere vittime

Si spaccano i gruppi e i comitati di base ambientalisti, sia quelli costituiti e registrati sia quelli nati spontaneamente, ma senza una condizione giuridica. E questo avviene per un nonnulla. A rompere l’alleanza le tematiche per la partecipazione del protocollo d’intesa sulla qualità dell’aria nella zona industriale siracusana, annunciato dal ministro dell’Ambiente Costa, che nei prossimi giorni sarà a Siracusa, anche se questa ennesima passerella politica rischia di essere ancora un atto formale e nulla di più.

Nei fatti pratici, e per verità di cronaca – dicono i rappresentanti dei Comitati di Melilli, arrabbiati per il voltafaccia ricevuto, “… per la verità ad aprire le danze su questo tema che riguarda l’inquinamento con una petizione che ha sommato circa 170mila firme, è stato Giuseppe Patti a cui si sono accodate le vari proteste in piazza. Non si può accettare una spaccatura senza un valido motivo. Perché solo Priolo e Augusta? Si obietta da parte dei gruppi e degli ambientalisti di Melilli – in primis i Comitati Bagali, Sabbuci, Santa Catrina e alcuni comitati ambientalisti di Melilli, perché il Comune di Melilli è miracolosamente scomparso dall’elenco dei comuni inquinati, mentre l’impegno era tutti per uno, uno per tutti. Il dubbio che tale siffatta condizione possa essere la mancata rappresentazione politica, strumentale oppure no: i 5Stelle ad Augusta e il vecchio politico di simpatia ed esperienza, Pippo Gianni. E questo può star bene fino a quando tutti i gruppi della zona industriale restano uniti e combatti, ma nel momento in cui il fronte si rompe su mere e semplici posizioni di preminenza nei confronti degli altri gruppi, è giusto comunicare al Ministro dell’Ambiente Costa che tra i cittadini inquinati, oltre a quelli di Siracusa, Priolo e Augusta ci sono anche quelli di Melilli; cosa che abbiamo fatto con l’invio di una lettera sia al Ministro sia al Prefetto di Siracusa, alla Regione siciliana e all’Asp di Siracusa”.

“La questione è più semplice di quel che sembra – dicono ancora i comitati melillesi. La conoscenza della qualità dell’aria, legata alla mera misurazione strumentale, inoltre, non prende in considerazione le cause dell’inquinamento atmosferico, tassi di emissione, inventario e capacità disperdente dell’atmosfera, di conseguenza forniscono un quadro della situazione limitato e a tratti falsato. Questa è realtà, anche in virtù del fatto che le stazioni di misurazione sono necessariamente poche in rapporto all’estensione territoriale, con la conseguenza di avere vaste porzioni del territorio prive d’informazioni. Per i motivi anzidetti è nata, quindi, la necessità di affiancare alle tradizionali reti di monitoraggio altre metodologie, al verificarsi di talune condizioni, in grado di fornire successive informazioni sui livelli d’inquinamento che interessano un territorio. E questo per la valutazione della qualità dell’aria, al fine di garantire un’informazione dettagliata e continua della concentrazione al suolo dei principali inquinanti atmosferici che interessano un territorio. Diciamo che uniti si vince, divisi perdiamo tutti. Abbiamo parlato di tutto e di più e mai affrontato schemi da proporre, in maniera collettiva”.

Il riscontro a tale affermazione è il continuare ogni giorno nelle segnalazioni di puzza e miasmi. Una condizione che non lascia sonni tranquilli alla popolazione della zona industriale siracusana. Specie sui dati contrastanti tra quelli che arrivano da quello a livello nazionale, l’Asp di Siracusa e il Cipa. Scontato che nello stereotipo collettivo il Consorzio Cipa rimane una realtà controllata da chi è additato di inquinare l’ambiente. Controllore e controllato nello steso tempo. Per uscire da questo dubbio il pensiero di far entrare nel Cipa rappresentanze dei comuni industriali e delle associazioni più rappresentative ambientaliste. Questa potrebbe portare a un rapporto più consono e naturale verso la popolazione e le istituzioni ed evitare scontri che magari alla fine rappresentano solo il gioco delle parti e non invece un sano rapporto.

Ettore Bordonaro, studioso della scienza dell’alimentazione e ambientale per il futuro dell’umanità, in merito scrive. “Economia mondiale permettendo, la tossicologia alimentare e ambientale trova ampio spazio nelle tematiche in atto mal celate. Alla luce delle conoscenze, occorre evidenziare, a proposito delle problematiche emerse nella zona industriale siracusana, dal punto di vista sanitario, che il veicolo principale delle sostanze tossiche, che colpiscono gli esseri viventi è costituito dalle polveri sottili ed extrasottili, è perenne. Per limitare tale fenomeno è auspicabile la piantumazione di circa un milione di alberi assorbitori di anidride carbonica e polveri sottili nello stesso tempo in tutta la zona interessata. L’immediatezza di un simile intervento limiterebbe la diffusione di malattie legate all’inquinamento atmosferico. Tutto il resto, visto i tempi per affrontare gli interventi sarebbe alla fine tardivo e inconcludente”.

Questa premessa vuole sfatare il dubbio e ribadire che il rapporto della qualità dell’Aria e le malattie comparenti sono nella pratica realtà un fatto acclarato, nello stesso momento nascosto per gli enormi interessi che si celano. Gli inquinanti in generale incidono fortemente sulla salute della popolazione e dell’ecosistema in complessivo ha portato alla definizione di limiti di concentrazione che, se frequentemente superati, possono arrecare danni alla salute della popolazione e all’ambiente. La valutazione della conformità ai limiti può essere effettuata con diversi strumenti. Il classico monitoraggio della qualità dell’aria con la tradizionale rete di misurazione con stazioni fisse presenta, però, limiti operativi dovuti al fatto che le stazioni di misura non possono essere numerose come si vorrebbe per evidenti problemi economici, oltre ai costi d’investimento e di manutenzione.

Il Rapporto della qualità dell’aria 2018 pubblicato dal Cipa nei giorni scorsi dal punto vista professionale di settore, a detta di esperti, è un documento molto interessante, ben fatto e completo. Dati e raffronti che nessuno vuole e può mettere in dubbio e nemmeno in discussione se non fosse il Consorzio Cipa formato da soci che fanno capo alle industrie situati nel Petrolchimico siracusano sotto accusa per l’inquinamento che provocano le attività industriali: Buzzi, Erg, Isab, Sasol Italy, Sonatrach Italia, Versalis-Eni e Confindustria Siracusa. Tutti soggetti che sono, giocoforza, sotto sospettati di essere portatori di inquinamento, sollevando dubbi e problematiche legate alla posizione del Cipa; come dire, carcerati e carceriere nello stesso tempo.

“L’inquinamento selvaggio – dicono alcuni i membri del Comitato melillese Bagali, Sabbuci, Santa Catrina, insieme al disagio, al dolore e la morte, ha portato lo sviluppo dei cimiteri a vista d’occhio. L’ampliamento di tombe e loculi nei vecchi campi santi nei comuni industriali e la costruzione di nuove città dei morti sono il business. Questa spaccatura, che appare voluta per mera condizione di narcisismo, piaccia, oppure no, sarà un fallimento per tutta la popolazione inquinata della zona industriale siracusana e farà crollare i pochi traguardi finora raggiunti; così la lotta contro l’inquinamento selvaggio non sarà efficacie con grave danno a tutta la comunità della zona industriale siracusana e del movimento ambientalista in generale”.

Concetto Alota

 

 

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