TRAFFICO DI MIGRANTI E TORTURE: ESTRADATO TRENTENNE SOMALO
È atterrato ieri all’aeroporto di Fiumicino, sotto la stretta sorveglianza degli investigatori della Polizia di Stato, un trentenne di nazionalità somala accusato di crimini atroci. L’uomo, ritenuto un esponente di spicco di una rete transnazionale dedita al traffico di esseri umani, è stato consegnato alle autorità italiane dopo l’arresto avvenuto lo scorso luglio a Coblenza, in Germania.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dipinge un quadro dell’orrore. Secondo le accuse, l’indagato avrebbe operato come carceriere in una cosiddetta “safe house” in Libia. In quel centro di detenzione, i migranti diretti verso l’Italia venivano sottoposti a torture e violenze sistematiche, utilizzate come strumento di ricatto per estorcere denaro ai familiari nei paesi d’origine.
Il capo d’imputazione più grave riguarda l’omicidio di un minorenne somalo. Il giovane sarebbe stato ucciso brutalmente dall’indagato dopo essersi opposto a un tentativo di violenza.
Le indagini, avviate nel giugno del 2023, hanno permesso di ricostruire la struttura dell’organizzazione criminale e di giungere all’identificazione del trentenne, ora rinchiuso in carcere in esecuzione dell’ordinanza emessa dal GIP di Palermo. Dovrà rispondere di omicidio, tortura e sequestro di persona a scopo di estorsione, reati che pesano come macigni sulla gestione dei flussi migratori illegali verso le nostre coste.




