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Tre siracusani coinvolti nella presunta loggia segreta

L’avvocato Piero Amara, al centro in questi giorni di un nuovo filone d’inchiesta con ricaduta nazionale, sarà nuovamente sentito nei prossimi giorni dai magistrati di Milano, nell’ambito della vicenda per cui si sta diffusamente parlando in questi giorni, a proposito della presunta loggia massonica segreta denominata “Ungheria”. Non solo Amara, però, dovrà rendere conto per fatti di cui dice di essere a conoscenza. Nel novero delle quaranta persone che farebbero parte della loggia super segreta, il legale augustano avrebbe riferito del coinvolgimento di altri due siracusani, entrambi coinvolti sia in “Sistema Siracusa” sia nell’inchiesta sul depistaggio Eni. 

Come appreso dall’Ansa, sul caso della presunta loggia Ungheria, la Procura di Milano già un anno fa, il 9 maggio 2020, aveva iscritto l’avvocato Amara nel registro degli indagati per associazione segreta. Il protagonista di Sistema Siracusa aveva parlato ai pubblici ministeri milanesi dell’organizzazione che condizionava nomine in magistratura e negli incarichi pubblici. Fascicolo d’indagine aperto anche nei confronti dell’ex collaboratore di Amara, Alessandro Ferraro e del suo ex socio Giuseppe Calafiore.  

Il siracusano Ferraro, che è imputato davanti al tribunale di Messina, nell’ambito del processo con rito ordinario, scaturito dall’inchiesta “Sistema Siracusa”, si è già recato una prima volta alla Procura di Milano per essere sentito dal pubblico ministero Laura Pedio (con Paolo Storari titolare dell’indagine sulla loggia segreta). Interrogatorio che, però, è durato appena il tempo di sottoscrivere il verbale con cui Ferraro ha dichiarato di avvalersi della facoltà di non rispondere. Alla luce delle novità, emerse negli ultimi giorni con il verbale d’interrogatorio dell’avvocato Piero Amara, sulla specifica questione della loggia Ungheria e delle polemiche sollevate dalla circolazione del verbale di quell’interrogatorio, la Procura di Milano ha nuovamente convocato Ferraro per comprendere se, nel frattempo, intenda rispondere alle domande degli inquirenti. In attesa di recarsi, insieme con il legale di fiducia, a Milano (non mercoledì come, in una prima circostanza, era stato comunicato alla difesa ma nei prossimi giorni), Ferraro si trincera dietro un laconico no comment: “Per il momento non posso e nemmeno intendo fare alcuna dichiarazione pubblica sulla questione”, si è limitato a riferire Ferraro al cronista confermando, comunque, di essere stato nuovamente convocato dal pubblico ministero per affrontare la questione loggia Ungheria ma anche altre vicende legate al depistaggio e, quindi, del falso complotto Eni.  

Il fascicolo, che ha provocato una nuova bufera tra le toghe, è stato trasmesso, per competenza, alla Procura di Perugia nel mese di dicembre, dopo una riunione con il procuratore Raffaele Cantone. Per ilo pm Storari bisognava iscrivere subito alcuni nomi nel registro degli indagati per cercare riscontri a quelle affermazioni che, in caso contrario, avrebbero potuto essere delle calunnie. 

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