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Vertenza Papino verso la cassa integrazione

Papino Elettrodomestici s.p.a. in concordato preventivo, ha avviato la procedura presso il Ministero del Lavoro per la concessione della Cassa integrazione straordinaria per fine attività per 218 lavoratori presenti in tutti punti vendita della Sicilia e della Calabria con l’eccezione dei punti vendita di Belpasso, Gela, Misterbianco e San Giovanni La Punta.

Già il 18 Settembre appena due giorni prima di presentare il concordato preventivo in bianco presso il Tribunale di Catania, la Papino Elettrodomestici spa aveva licenziato 56 lavoratori su un esubero dichiarato di 87 lavoratori, ignorando le proposte delle organizzazioni sindacali regionali siciliane Filcams, Fisascat e Uiltucs di ricorrere agli ammortizzatori sociali per evitare i licenziamenti, anzi aggravando la situazione economica dell’azienda che chiudendo la procedura di licenziamento con esito negativo, ha dovuto corrispondere all’INPS il ticket per i licenziamenti  maggiorato di nove volte .

Le organizzazioni sindacali Filcams, Fisascat e Uiltucs Nazionali hanno già chiesto l’incontro di esame congiunto presso il ministero del lavoro, pur evidenziando l’incongruenza dell’azienda Papino che in Sicilia ha già licenziato 56 lavoratori.

Dichiarazione Congiunta  di Alessandro Vasquez segretario Filcams Suracusa, Stefano Gugliotta della segretria Filcams Sicilia e Joice Moscatello della Filcams Nazionale : “ Ignorare le richieste dell sindacato di ricorrere agli ammortizzatori sociali per evitare i licenziamenti, ed il giorno dopo aver lasciato nella disperazione 56 famiglie siciliane si chiede il ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria, aggiunge al danno di perdere il lavoro la beffa di aver ignorato le esortazione del sindacato. Papino Elettrodomestici s.p.a. che non ha mai fornito i dati essenziali per verificare lo stato di crisi, oggi chiede la cassa integrazione per fine attività , ma nel contempo dichiara alle organizzazioni sindacali che ha avviato trattative con vari competitor del settore per la cessione dei rami d’azienda . In sede Ministeriale chiederemo unitariamente il ritiro dei 56 lavoratori che sono stati discriminati e beffati e l’inserimento di tutti i lavoratori in cassa integrazione; non secondariamente, chiederemo al Ministero del Lavoro il puntuale adempimento previsto dalla legge 428/90 che prevede specifiche garanzie di continuità occupazionale per i lavoratori presenti nei fitti di rami d’azienda. La Filcams con le altre organizzazioni sindacali vigilerà in tal senso, per garantire ai lavoratori la continuità occupazionale.”

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