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Villa Abela abbattuta, gli ambientalisti: “Tanto rumore per nulla”

Si accendono il dibattito e le polemiche dopo l’abbattimento di villa Abela. La città si è divisa tra favorevoli e contrari. “Ho grande rispetto del principio della certezza del diritto e delle Istituzioni – esordisce Pippo Ansaldi, storico ambientalista e componente dell’associazione Lealtà & condivisione – e, considerato che alcuni anni fa la Sovrintendenza, compulsata da diverse parti tra cui Legambiente, dopo approfondita istruttoria, non ritenne quell’edificio meritevole di apposizione di vincolo, mi chiedo allora qual è il senso di tutto questo baillame?”.

Diametralmente opposta la visione dell’assessore Fabio Granata: “Sono profondamente indignato per la demolizione del Villino Abela e per la ferita vergognosa inferta a un luogo dell’Anima. Sono sbigottito dal clima di omertà generale in cui tale vicenda si è consumata e non posso non rilevare il silenzio assordante di tanti intellettuali che ci hanno tediato per una intera estate con il bar di piazza delle Armi e i suoi 38 centimetri di difformità e che non hanno profferito parola sulla vicenda e sul suo triste esito”.

“Villa Abela vergine e martire – incalza l’avv. Salvo Salerno – non era dotata di vincolo storico-architettonico. Un Soprintendente, con una relazione, non le riconobbe tale qualità. Piazza d’Armi, invece, era ed è dotata di vincolo storico-architettonico, paesaggistico, urbanistico, marittimo, che però, non sono serviti per sottrarla alla speculazione edilizia, realizzata con il consenso delle Istituzioni competenti, oltre che con l’appoggio di certi politici che si credono furbi”.

Chiude Ansaldi che su villa Abela ribatte: “Il proprietario dell’immobile ha chiesto ed ottenuto dal Comune il permesso di costruire legittimamente. Non v’è dubbio che la certezza del diritto vale molto di più della nostra a volte ondeggiante emotività”.

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