Se te lo fossi perso

Protesta dei tir arriva a Messina

La protesta degli autotrasportatori è arrivata alle porte di Messina. Dalla notte i primi blocchi hanno interessato la barriera di Tremestieri-Messina Sud, dove i tir si sono concentrati nell’ambito della mobilitazione siciliana. Restano liberi due caselli, in entrata e in uscita, per consentire il passaggio delle auto sia verso Messina sia in direzione dell’autostrada. Sul posto è presente la Polizia stradale per monitorare la situazione e garantire la viabilità. Alla base della protesta il caro gasolio, l’aumento dei costi e la richiesta di interventi e sostegni al governo.

Anche al casello di San Gregorio, barriera autostradale che da Catania permette l’accesso all’autostrada A18 Catania-Messina, si segnalano i primi stop di tir e mezzi pesanti sulla carreggiata, sia in ingresso sia in uscita. I camion fermi sulla strada generano rallentamenti al traffico delle automobili. La sensazione diffusa è che la protesta si stia allargando, anche alla luce della spaccatura tra le organizzazioni di categoria.

Questa mattina, infatti, Salvatore Bella, coordinatore del Comitato trasportatori siciliani (Cts), ha fatto sapere ufficialmente, con una nota, che «il fermo dei servizi indetto dal Comitato è attivo in tutti i porti della Sicilia. Il transito via terra per l’ortofrutta attraverso lo Stretto di Messina rimane libero: il Cts non sta effettuando blocchi stradali né presidi sulle arterie di collegamento». Ma la sigla di Bella, come avevamo già spiegato sulle nostre pagine questa mattina, non rappresenta la maggioranza del comparto.

«I mezzi delle aziende aderenti alla protesta sono attualmente fermi nei parcheggi, dove rimarranno fino a domani, martedì 20 ottobre – prosegue Bella – Si attende infatti l’esito dell’imminente incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Se il ministro accetterà integralmente le proposte presentate dalla categoria, il fermo dei porti siciliani verrà immediatamente revocato». Il comitato dice che «nessuna azienda viene obbligata a fermarsi. Tutte le imprese che desiderano viaggiare e consegnare le proprie merci, in particolare i prodotti ortofrutticoli, sono libere di farlo». La “liberalizzazione” dei viaggi «via terra» ma attraverso il mare dello Stretto, garantita dal Cts, in realtà non è una promessa realistica. Perché nel comitato di Bella si riconoscono soprattutto gli autotrasportatori che lavorano con l’intermodalità – e che, cioè, vanno a prendere la merce nei porti per distribuirla -, ma l’ortofrutta viaggia per lo più via terra. E quel blocco di padroncini non sembra, al momento, avere intenzione di fare passi indietro. E il risultato lo si vede, al

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