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Crisci ranni, seminario alla scuola per assistenti sociali

Nell’ambito delle iniziative del rito Crisci ranni 2016 si è svolto giorno 18 marzo, presso la Scuola per Assistenti Sociali “F. D’Alcontres” di Modica,  il seminario “Nella città inclusiva la piazza, cuore di un’azione per promuovere coesione sociale e bene comune” con l’intervento dell’assistente sociale Salvatore Rizzo dell’Ecos-Med di Messina. Un  dialogo appassionante e coinvolgente, che ha fornito ai presenti un punto di vista nuovo a partire da tre domande. Quale città? Quale welfare? Quale professione sociale?

“Viviamo in un sistema – ha introdotto Rizzo – fondato sul principio disuguaglianza, sulla concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi”, parlando di un modello economico che genera ‘povertà trappola’: “chi non ha più le risorse minime perde anche l’energia per sognare, reagire, desiderare ancora, scegliere, restando intrappolato”. Così dalla crisi (momento di difficoltà che porta ad attuare scelte di cambiamento ) si è passati al declino, cioè a una lenta erosione della realtà, basata sulla creazione di ‘dispositivi’, contenitori che controllano le persone e che limitano la libertà di scegliere e la capacità di desiderare.

“Le nostre città sono dispositivi – ha affermato Rizzo –  alcuni in cui si può esercitare la libertà e si è messi in condizione di sognare, altri che tendono a escludere (soprattutto i più fragili)”. Un ‘problema di dispositivo’, dunque, di come costruiamo la città, anche architettonicamente. “Una città con le piazze dà la possibilità di incontrarsi, di pensare al ‘noi’.  Ma ci sono città – ha proseguito Rizzo – che costruiscono dispositivi per ghettizzare i più fragili, luoghi chiusi che raccolgono il disagio, e non luoghi aperti capaci di accogliere fragili e meno fragili”.

Da qui una nuova concezione del lavoro sociale: “Siamo architetti di dispositivi che vanno orientati verso l’inclusione e la dignità”. Per Rizzo, dunque, il lavoro sociale non è altra cosa rispetto alla progettazione e costruzione del dispositivo città. E ha lanciato una sfida ad assistenti sociali e studenti presenti: “A volte nel lavoro sociale si è complici di dispositivi creati da altri. Per questo occorre chiedersi sempre: quale città sto costruendo grazie al mio lavoro, quale città vorrei costruire?”

Una sfida dettata dall’urgenza dei tempi: integrare, costruendo identità e appartenenza. “In quelle che alcuni sociologi chiamano ‘comunità del rancore’, comunità cioè fortemente coese ma che hanno necessità di costruirsi un nemico esterno, occorre lavorare per far spazio a comunità circolari ‘di destino’: comunità inclusive che orientano il futuro”.

Rizzo ha proseguito con un’attenta riflessione sul sistema di welfare, sempre a partire da alcune domande: “Siamo certi della sua validità? Siamo sicuri che il contributo che oggi diamo a chi è in difficoltà sia ciò di cui c’è realmente bisogno? In una società in cui le persone che lottano giornalmente per la sopravvivenza iniziano a essere un numero considerevole, come possiamo garantire le condizioni perché queste continuino a sognare, a mettere in campo le loro risorse? A partire dalla nostra idea di città, quale welfare è adeguato?”. Un sistema di welfare con caratteristiche di universalità, capace di raggiungere tutti i cittadini, che non agisca solo per categorie e sia capace di liberare da povertà trappola. “Spesso – ha spiegato l’assistente sociale – il welfare è set di servizi a cui le persone in difficoltà devono adattarsi. Costruiamo contenitori, spesso ghettizzanti, che non danno la risposta giusta, provando ad adattarvi le situazioni, e questo genera spreco di risorse”. Per Rizzo occorre un cambio di prospettiva: “Dovrebbe essere il welfare ad adattarsi alle situazioni e noi non dovremmo essere costruttori di contenitori, ma agenti di cambiamento, attivatori di risorse perché le comunità diventino inclusive”.

E ciò a partire da un cambio di prospettiva sulla cosiddetta “relazione d’aiuto” su cui si basa la professione di assistente sociale. “La relazione d’aiuto si fonda oggi sull’ asimmetricità del ‘ti dico io come devi fare’. In un dispositivo che ‘crea’ persone fragili, dovremmo invece domandarci: ‘come possiamo cambiare dispositivo, tu a partire dalla tua fragilità, io a partire dalla mia fragilità di operatore?’. È così che diventiamo attori sociali per la costruzione di un’altra città”.

Smettere di essere coloro che costruiscono e gestiscono luoghi di cura, e divenire custodi e progettisti dei luoghi e delle comunità che già si abitano: questo il cambio di prospettiva necessario secondo Rizzo. “Se vogliamo davvero esercitare la professione dentro la prospettiva di uno spirito comunitario dobbiamo occuparci delle nostre piazze, città, strade, istituzioni, servizi in maniera integrata, per ridurre la disuguaglianza e restituire dignità”. Una scelta metodologica, spiega Rizzo: “I dispositivi che escludono fanno delle vittime. Il lavoro sociale deve occuparsi degli anfratti della città e condurre la gente alla cura dei luoghi. Così, da persone fragili, si passa all’essere cittadini che esercitano un potere, un diritto”. Perché le cose cambino occorre quindi innescare processi non individuali ma collettivi: “E’ questa l’azione ‘politica’ che fa la differenza: cercare di cambiare il dispositivo ‘insieme’ ai fragili. Questo può far sì che le cose cambino” – ha concluso Rizzo.

“Che città possiamo costruire attraverso i Cantieri educativi?” – ha esordito Fabio Sammito, animatore, parlando di Crisci ranni come luogo perduto oggi restituito alla città, un ‘dispositivo’ dove conta la relazione, il camminare e crescere insieme, luogo dove si vive la cittadinanza e si è incisivi sulle sorti del quartiere. “Si è superato l’individualismo – ha proseguito Sammito – i bambini e i ragazzi di Crisci ranni sentono quel senso di appartenenza e solidarietà spontanea che può rinascere sempre”. È segno forte di cura collettiva anche il coinvolgimento di tutte le scuole: “Far crescere le piantine che faranno fiorire la piazza nel giorno del rito è un gesto di attenzione e di amore per la città”.

Maurilio Assenza, presidente della Fondazione di Comunità Val di Noto, ha presentato l’esperienza della scrittura creativa sulla piazza che si svolgerà mercoledì 23 marzo dalle 15.30 alle 17.30 presso il cantiere educativo Crisci ranni .

“Nel coinvolgimento degli studenti abbiamo pensato anche a questa scuola, con un invito agli studenti di Servizio sociale perché diano la loro visione del ‘dispositivo’ città ”. Lo faranno anche gli studenti delle scuole superiori, con un tocco più narrativo, rivivendo l’esperienza della scrittura creativa proposta anche negli anni precedenti.

“La scrittura creativa è un’esperienza di scrittura dal basso – ha spiegato Assenza – una scrittura che proietta verso il futuro, che nasce da dentro, dal coraggio di liberarsi dagli schemi per far posto allo sguardo. ‘A misura di sguardo’ cresce il controllo etico ravvicinato da cui rinasce la politica. Scrittura creativa è ri-creare la città per far crescere nuove consapevolezze”. La scrittura si fa quindi “gesto civico” che fa emergere lo sguardo degli studenti sulla città. “Metterci assieme per scrivere sulla città ci rende cittadini” – così parlano dell’esperienza i ragazzi. E proprio dai ragazzi che lo scorso anno hanno scritto sulla casa e sulla città,  è nata la proposta del tema di Crisci ranni 2016, la piazza tra racconti e incontri.

“E’ emerso dalla scrittura creativa dei ragazzi, il rischio che la casa sia luogo degli affetti e la città della dispersione. Occorre trovare il legame tra casa e città. E questo legame è proprio la piazza” – ha concluso Assenza, ricordando l’appuntamento di giorno 1 aprile all’auditorium Pietro Floridia di Modica: “I ragazzi faranno sintesi delle loro riflessioni in un dialogo con Antonio Sichera, Paolò Nifosì e il meridionalista Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione “Con il Sud”.

Il professor Corrado Parisi, a nome della Scuola per Assistenti Sociali “F. D’Alcontres” ha concluso ricordando come il codice deontologico parli anche delle responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della comunità: “Quello di oggi è stato un momento molto importante che ha dato un forte input per ripensare la nostra professione. Sappiamo che abbiamo un ruolo importante per il cambiamento e la crescita delle nostre città”.

Nel pomeriggio si è inaugurata la mostra dei lavori creativi delle scuole, con le mani dei bambini a far da nastro. I primi ad entrare, saltando al grido di “Crisci ranni”, sono stati proprio loro, i bambini del Cantiere educativo e delle scuole. La mostra – che sarà visitabile fino a giorno 3 aprile, presso la chiesa di San Paolo, dalle 17 alle 20 – conduce alla scoperta del mondo della piazza attraverso lo sguardo sincero, vero, appassionato dei più piccoli. Nei loro occhi piazze ricche di vita e colori, dove la gente si incontra e si vuole bene, nei loro occhi una città dove c’è ancora la gioia e la capacità di sognare…

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