Palermo, aggressione alla Polizia. I sindacati guerriglia contro lo Stato
Una guerriglia contro lo Stato, un contesto che vede i poliziotti come nemici. A fermare gli agenti che, nel quartiere palermitano di Falsomiele stavano inseguendo tre persone in moto che avrebbero partecipato a una corsa clandestina, sarebbero stati centinaia di cittadini e residenti del quartiere, Il bilancio è di otto agenti feriti dopo un inseguimento tra le vie del quartiere in cui i poliziotti si sono trovati davanti a una vera e propria sommossa, un’azione offensiva che ha fatto piovere sugli agenti pali di ferro, tavoli, sedie, pietre. In un caso sarebbe stata brandita un’arma. Gli agenti sono stati costretti a chiamare i rinforzi del Reparto Mobile e a sparare colpi in aria per allontanare la folla.
Sulla reazione del quartiere e sul fatto che a impedire l’arresto siano state persone non appartenenti a bande criminali si sfoga tutta l’amarezza dei rappresentanti dei corpi di Polizia. Commenta in una nota Felice Romano, segretario generale del Siulp: «Uno scenario che non può rappresentare la nostra realtà lavorativa, in un paese democratico come il nostro, giacché tali scene evocano una vera e propria guerriglia civile, un attacco al cuore dello Stato democratico per affermare l’antistato sulla nostra civile convivenza». Romano sottolinea: «Questa è ormai diventata una triste costante in alcune zone: quella cioè di cittadini che si lanciano a difesa dei malviventi. Ecco perché chiediamo al Ministro dell’Interno e al Capo della Polizia di varare dei piani di intervento che non consentano più connivenze a tutela di chi delinque».
Ancora del contesto che considera le forze dell’ordine come nemici parla in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp: « È inaccettabile che per svolgere il proprio dovere e far rispettare la legge si debba rischiare il linciaggio, affrontare folle pronte a tutto e mettere a rischio la propria incolumità se poi il sistema non garantisce una pena certa e immediata per chi si rende responsabile di tali violenze».



