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Veicoli commerciali rubati e messi sul traghetto per la Sicilia, presi tre palermitani

Smantellata un’organizzazione criminale specializzata nei furti di veicoli commerciali, con un sistema che prevedeva il trasferimento dei mezzi rubati al porto di Livorno e il successivo imbarco sui traghetti diretti a Palermo. Tre persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Ultimo imbarco”, condotta dalla Polizia Stradale di Pistoia e culminata il 27 ottobre con una serie di arresti eseguiti all’alba in diversi quartieri del capoluogo siciliano.

I tre indagati, tutti domiciliati nella provincia di Palermo, sono ritenuti responsabili di una serie di furti aggravati di veicoli commerciali commessi in diverse regioni italiane. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pistoia.

L’indagine ha preso avvio dopo il furto di un mezzo pesante avvenuto il 3 aprile scorso nella provincia di Pistoia. Gli accertamenti degli investigatori della squadra di Polizia giudiziaria della sezione Polizia stradale hanno consentito di individuare un’attività criminale ben più ampia, con numerosi colpi messi a segno soprattutto in Toscana, Liguria e Lombardia, fino a estendersi ad altre aree del territorio nazionale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo aveva organizzato una vera e propria filiera per il riciclaggio dei veicoli. I mezzi, principalmente di marca Iveco, Fiat e Piaggio, venivano sottratti e successivamente trasferiti al porto di Livorno, da dove partivano a bordo dei traghetti diretti a Palermo. Una volta giunti in Sicilia, targhe e numeri di telaio venivano alterati per rendere più difficile l’identificazione dei veicoli e consentirne la successiva commercializzazione nel mercato nero.

Per ricostruire la rete e individuare i responsabili, gli investigatori hanno condotto per mesi servizi di osservazione e pedinamento nelle diverse regioni interessate dai furti. Le attività sono state integrate con approfondimenti tecnici sulle celle telefoniche agganciate dai sospettati durante i loro spostamenti. I tre destinatari delle misure cautelari risultano avere precedenti specifici per reati contro il patrimonio e associazione per delinquere.

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