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Augusta, rimosso don Prisutto, parroco della chiesa madre

Riceviamo e pubblichiamo

HANNO VINTO LORO

Stamattina Don Palmiro Prisutto, un parroco di frontiera come pochi, uno di quei parroci capaci di parlare da sempre al cuore della gente e senza alcuna paura, ha annunciato ai suoi parrocchiani, al termine della celebrazione della Santa Messa nella parrocchia di San Domenico, di essere stato rimosso dall’arcivescovo di Siracusa, dal ruolo di parroco della chiesa madre di Augusta.

È una notizia che mi rattrista nel profondo ancor più perché la mobilitazione a suo sostegno era stata forte e netta.
Forte e netta come la sua indefessa battaglia contro l’inquinamento industriale nel polo petrolchimico siracusano.
Forte e netta come la sua denuncia a muso duro delle tante morti dovute al cancro in questa realtà spesso dimenticata e lontana dai riflettori nazionali.

Don Palmiro per più di trent’anni ha rappresentato un faro per tanti cittadini che hanno vissuto un simile dramma familiare ed un riferimento insostituibile per la comunità, non solo augustana.

Puntare oggi il dito accusando i suoi detrattori non serve a nulla. Servirà, piuttosto, non perdere i suoi preziosi insegnamenti rischiando di lasciare nel silenzio e nell’indifferenza un’intera comunità.

Non entro di certo nel merito delle scelte assunte dalla comunità ecclesiastica, ma non posso esimermi invece dall’evidenziare il silenzio che su questa notizia ha mantenuto la maggior parte del mondo politico.
Un silenzio che la dice lunga sul ruolo che ha ricoperto in questo trentennio Don Palmiro.

Per ciò che mi riguarda mai cederò il passo su questi importanti temi, capisaldi della mia vita politica e non solo. Chi mi conosce sa quanto siano imprescindibili dal mio agire politico, chi ha conosciuto don Palmiro sa che nessuna delle sue infinite lotte andrà perduta.
Nessuna!

Moena Scala

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