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Cronaca dimenticata. La Strage di Ciaculli e le 7 vittime delle forze dell’ordineSiracusaLive | SRlive.it
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Cronaca dimenticata. La Strage di Ciaculli e le 7 vittime delle forze dell’ordine

La strage di Ciaculli segna una linea di demarcazione netta nella storia della mafia in Sicilia. Nella notte del 30 giugno del 1963, l’esplosione di un’automobile imbottita di esplosivo che era stata abbandonata davanti all’autorimessa del boss mafioso Giovanni Di Peri a Villabate, provocò il crollo del primo piano dello stabile e uccise il custode Pietro Cannizzaro e il fornaio Alfonso Ventura. Poche ore dopo quest’ultimo attentato, una telefonata alla Questura di Palermo avvisava della presenza sospetta di un’autovettura; una pattuglia dell’Arma dei carabinieri unitamente a un sottufficiale di Polizia in forza alla Squadra Mobile di Palermo, si recarono a Ciaculli trovando un’Alfa Romeo Giulietta abbandonata con le portiere ancora aperte. Sospettando che si trattasse di un’auto bomba fu chiamata una squadra di artificieri. Questi ispezionarono l’auto e tagliarono la miccia di una bombola trovata all’interno dell’abitacolo dichiarando il cessato allarme. Ma l’apertura imprudente del bagagliaio da parte del tenente dei carabinieri Mario Malausa, comandante della tenenza di Roccella, causò l’esplosione della grande quantità di tritolo contenuta nel cofano. Per i quattro carabinieri, i due militari del Genio e il poliziotto non vi fu scampo. Furono loro le sette vittime della strage di Ciaculli. L’evento segnerà una svolta anche in merito all’attenzione e alle misure che lo Stato italiano adotterà per fronteggiare l’emergenza criminalità mafiosa nell’Isola.

È il periodo in pieno conflitto mafioso tra cosche rivali. Ciaculli è una località appartenente al comune di Palermo, a sud-est del capoluogo, e confinante con le frazioni di Croceverde-Giardina e Santa Maria di Gesù, è stata per alcuni anni il teatro di una faida tra due famiglie che portavano lo stesso cognome. Greco era, infatti, una famiglia mafiosa di Ciaculli ma lo era anche quella di Croceverde-Giardina. Giuseppe Greco controllava il territorio di Ciaculli mentre un altro Giuseppe Greco, soprannominato Piddu “il Tenente”, era il boss di Croceverde-Giardina.

Lo scontro iniziò quando Piddu, per vendicare un’offesa che aveva ricevuto dal suo avversario, fece ammazzare Giuseppe Greco insieme al fratello Pietro Greco. Nacque una violenta faida, con diversi morti da ambo le parti. Le due fazioni arrivarono addirittura a scontrarsi in piazza nel settembre del 1947. In quell’occasione cinque persone persero la vita. Gli altri boss di Palermo compresero quanto grave fosse quello che stava accadendo e convinsero Piddu Il Tenente a trovare una soluzione per chiudere il conflitto. La guerra si concluse. Il figlio di Giuseppe Greco, Salvatore detto Cicchiteddu, ed il nipote ed omonimo Salvatore Greco detto l’ingegnere furono assunti nell’azienda di Piddu. Salvatore Greco Cicchiteddu cominciò poco alla volta ad assumere sempre più importanza in seno a Cosa Nostra. Si alleò ad altri importanti boss come i fratelli La Barbera, Tommaso Buscetta e Gaetano Badalamenti. Anche con i corleonesi instaurò un buon rapporto. I fatti della prima guerra di mafia, però, cambiarono le carte in tavola e la mattanza che né seguì rischiò seriamente di compromettere il suo potere.

Stavolta lo Stato non poteva non reagire. C’erano stati già diversi omicidi negli anni precedenti ma l’Italia aveva preferito chiudere un occhio perché le vittime erano state, in gran parte, persone appartenenti alla mafia. Il discorso che lo Stato faceva era del tipo “tanto si ammazzano tra di loro“. La strage di Ciaculli, di contro, aveva costretto l’Italia ad intervenire perché stavolta uomini dello Stato avevano perso la vita; nell’ottica delle istituzioni, non poteva passare inosservato. Due giorni dopo la strage, tra Ciaculli e Villabate, la polizia proseguì all’arresto di una quarantina di persone sospettate di appartenere o, comunque, favorire le cosche mafiose.

Ancora oggi non si sa con certezza chi fu a piazzare le bombe a Ciaculli e Villabate. I sospetti caddero subito su Buscetta, Cavataio e Torretta. Dopo la strage di Ciaculli gli equilibri all’interno di Cosa Nostra cambiarono nuovamente. Inoltre, la mafia siciliana sarebbe stata costretta a fronteggiare un avversario che col tempo sarebbe diventato molto temibile. In Italia stava nascendo l’antimafia.

Concetto Alota

 

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