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Lotta alla mafia: sono ancora i collaboratori di giustizia a chiudere il cerchio

Siracusa. Violato il tempio della droga. Sono ancora una volta i collaboratori di giustizia i preziosi protagonisti della lotta alla malavita organizzata. Senza il pentimento, nessun risultato contro la mala-spina della mafia, se si può considerare ancora tale. La conferma nelle ultime operazione di spaccio di droga ben organizzata che ha portato all’arresto di circa trenta persone nella zona alta della città. Ma l’attività di carabinieri, polizia e guardia di finanza non si ferma, ed anzi si confermano le tante attività d’indagine a largo raggio su tutto il territorio siracusano, con l’impegno di uomini e mezzi coordinati dalla Dda di Catania.  

I due sodalizi scoperti sono la prova dell’evoluzione naturale del sistema della nuova aggregazione a squadre, cancellando i vecchi clan con gli “eredi” di un sistema sanguisuga. Infatti, era rimasto poco spazio in un territorio limitato a disposizione per gestire la necessaria economia dei tanti sodalizi dei vecchi e storici clan che non riuscivano più a garantire le spese necessarie per la sopravvivenza del sistema. Smantellato il vecchio pizzo che quasi a tappeto costringeva le aziende commerciali e artigianali a pagare somme di denaro; e questo sempre grazie a quei commercianti che sono diventati collaboratori di giustizia per la necessità che obbliga la legge. Ma ora il fenomeno estorsivo è quasi insistenti ed è per questo che le denunce non sono copiose come per il passato. Si tratta, in pratica, di piccole richieste di denaro tra “amici” e “conoscenti”. Piccole somme, per far girare lo spaccio della droga e contribuire al mantenimento in carcere di amici e sodali. Da parte della magistratura sono arrivate rassicurazioni che le estorsioni nel modo classico sono per fortuna un vecchio ricordo, almeno a Siracusa città. Ma il dubbio rimane se è scomparso come fenomeno o sono i commercianti a non denunciare più i reati in una sorta di omertosa condizione.

Il reato dell’estorsione a Siracusa è ormai ridotto ai minimi termini. Pochi euro per tirare a campare tra commercianti e imprenditori amici degli amici, in una sorta di gioco al passato che non ha retto alla lunga la pazienza trasformata in collera di qualche commerciante che si è ribellato e ha denunciato gli estorsori. Infatti, l’attuale attività preminente delle squadre è quella dello spaccio della droga; ma non si è capito se il vecchio mantenimento delle famiglie in carcere è solo in favore dei congiunti del sodalizio, oppure anche se allargato ai componenti delle familiari dei clan storici.

L’attuale contesto è fuori dalla storia. La mafia siracusana vantava un numero di clan abbastanza variegato, che negli Anni Novanta si era contratto in pochi gruppi. Nel territorio a nord del capoluogo troviamo da sempre il predominio del gruppo Nardo, vicino al clan catanese di Santapaola, che operava nei comuni di Augusta, Carlentini, Francofonte, Lentini e Villasmundo; nel capoluogo la ressa era molto più affollata; infatti, troviamo il clan Urso-Bottaro-Attanasio, il gruppo Aparo-Trigila, e lo storico clan di Santa Panagia.

Gli Anni Novanta si caratterizzarono con la sola resistenza del reggente del clan Urso, Totuccio Schiavone, fino alla sua latitanza quando interviene la fusione del clan Bottaro retto dall’omonimo, Salvatore Bottaro. Le due cosche presero il nome di Urso-Bottaro, con mano il controllo della quasi totalità del territorio siracusano. Ma una faida violenta tra i gruppi contrapposti provocò tanti morti ammazzati.

Nel finire degli Anni Novanta e l’entrata del nuovo millennio, di cui si fa riferimento oggi nelle indagini investigative della Direzione Distrettuale Antimafia, proprio su una dozzina di delitti rimasti impuniti nel territorio siracusano, i gruppi storici, denominati Bottaro e Santa Panagia, s’incontrano e decidono di sommare le proprie forze per operare in gruppo, monopolizzando i settori delle estorsioni e del traffico degli stupefacenti, sia nel capoluogo, così come in tutti i comuni limitrofi, Floridia, Solarino, Avola, Cassibile e con puntate fugaci fin nel territorio di Pachino, Rosolini, Avola e Noto, mentre rimane fuori la zona nord che nel frattempo era diventata contigua ai clan catanesi; a questo equilibrio criminoso si aggiungono così il gruppo Attanasio, capeggiato dall’emergente e deciso, Alessio Attanasio, genero di Salvatore Bottaro, esponente di primo piano e che assieme ai giovanissimi riaccesi le luci della ribalta criminosa già nella primavera del 1995 durante la spietata guerra contro il gruppo di Santa Panagia, che intendeva conquistare l’intero territorio della città capoluogo, contro gli interessi del clan Urso-Bottaro.

Nell’Anno 2005 con la morte di Salvatore Bottaro, da quel momento passa alla guida del clan, Alessio Attanasio, assieme al gruppo del quartiere Borgata, composto dai vecchi lupi e nuovi aggregati, già appartenenti al clan Bottaro-Attanasio, che hanno dato il battesimo all’organizzazione, insieme con quello storico di Santa Panagia controllato da Giovanni latino, affiliato al clan Aparo-Nardo-Trigilia. Diventa così la sola realtà mafiosa potente della città di Siracusa e dell’intera provincia, spingendo i tentacoli anche fuori dal territorio siracusano. Ma una serie di operazioni di polizia contro la malavita organizzata, portati a termine grazie ad alcuni collaboratori di giustizia che scamparono in diversi agguati da sicura morte, ridimensionò quasi del tutto i gruppi malavitosi, stravolgendo la mappa criminale nel territorio siracusano, con una sequela di arresti. Nel 2007, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, la stessa, che oggi sta scavando nei ricordi e nelle confessioni dei nuovi pentiti su gli omicidi di mafia rimasti impuniti, il nascente e numeroso gruppo di Santa Panagia, rivitalizzato dalla presenza di alcuni esponenti e vecchi capi da poco scarcerati, fu smantellato in toto (furono coinvolte per lo più le “famiglie” Attanasio-Bottaro). Un colpo finale. La cosca aveva ripreso pericolosamente l’attività criminale molto più agguerrita di prima e capace d’incidere sulla pacifica convivenza della comunità siracusana. Fu l’ultima spettacolare e possente operazione antimafia siracusana con settanta arresti, portata a termine il 13 novembre del 2007 dalla Dia, con carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza, in un’operazione antimafia congiunta e coordinata dalla Dda della Procura di Catania, nei confronti di settanta presunti appartenenti alla cosca Bottaro-Attanasio. Per tutti gli indagati, il giudice per le indagini preliminari aveva emesso un ordine di custodia cautelare, sia in carcere, sia in stato di libertà, che ipotizzava a vario titolo i reati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione e usura. Nell’ambito della stessa inchiesta gli investigatori eseguirono il sequestro di tante attività commerciali, beni immobili e mobili che secondo l’accusa sarebbero stati acquisiti con il riciclaggio di proventi di attività illecite. Nel corso delle indagini sulla cosca Bottaro-Attanasio furono complessivamente sequestrati 200 chilogrammi di droga e parecchie armi. L’inchiesta fu coordinata dal procuratore aggiunto di Catania, Ugo Rossi, e dai sostituti della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, Pasquale Pacifico, Andrea Ursino e Danilo De Simone.

I collaboratori di giustizia in Italia sono circa 1000 gli uomini e circa sessanta le donne. Nel fenomeno del pentitismo di mafia in Sicilia, che a noi interessa da vicino, sono circa 300 uomini e circa dieci donne i collaboranti di giustizia.

Concetto Alota

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