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I carabinieri ispezionano il garage di Giuseppe Raeli.

Delitti di Cassibile, nominato un collegio di periti

Tredici mesi dopo la condanna all’ergastolo, inflittagli dalla Corte d’Assise di Siracusa, è tornato in un’aula giudiziaria Giuseppe Raeli, il 74enne pensionato cassibilese, ritenuto l’autore di sei omicidi e di due tentati omicidi avvenuti tra Avola, Cassibile e Fontane Bianche tra il 1998 e il 2009 e per tale motivo condannato alla pena dell’ergastolo con due anni d’isolamento diurno oltre al risarcimento dei danni a favore delle parti civili costituite. E’ iniziato, infatti, ieri mattina dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Catania il processo di secondo grado al presunto autore della serie di delitti che comunemente sono attribuiti al cosiddetto “mostro di Cassibile”. Un’etichetta che Raeli ha sempre rigettato e la difesa vuole definitivamente rimuovere, sostenendo che l’imputato sia estraneo ai fatti di sangue a lui attribuiti e per una parte dei quali è stato riconosciuto colpevole in primo grado.

A rappresentare la pubblica accusa è il sostituto procuratore Antonio Nicastro, lo stesso che, insieme con il Pm Claudia D’Alitto (oggi in servizio presso la Procura della Repubblica di Salerno) ha coordinato le indagini sulla serie di delitti avvenuti a Cassibile. Nutrita anche la schiera dei legali che patrocinano le parti civili costituite e rappresentate dalle vittime di agguati e dagli eredi delle persone uccise a fucilate.

A difendere l’imputato sono il professore Guido Ziccone, gli avvocati Giambattista Rizza e Stefano Rametta, che, in apertura d’udienza hanno posto una serie di eccezioni, la più importante della quale consiste nell’esecuzione di una perizia balistica su due cartucce calibro 12, la prima ritrovata dai carabinieri del Comando provinciale di Siracusa nel corso di una perquisizione avvenuta nell’aprile 2009 nel garage di Raeli, la seconda, quella che era stata consegnata dallo stesso Raeli nel 2000 ai carabinieri di Cassibile, che stavano indagando sull’omicidio di Maria Callari, che furono ritenute dagli esperti dei carabinieri del Ris di Messina, compatibili con quelle utilizzate in occasione di alcuni omicidi e tentati omicidi, attribuiti alla stessa arma, un fucile calibro 12 che però non è stato mai trovato.

La Corte d’Assise d’Appello ha ammesso l’eccezione della difesa disponendo la nomina di un collegio di consulenti tecnici, che avrà il compito di eseguire la perizia balistica con la comparazione del proiettile ritrovato in un barattolo nel garage del pensionato e che lo stesso dice di avere rinvenuto nelle campagne, sul quale è stata eseguita un’operazione di sezionamento, e i particolari delle fotografie della stessa cartuccia, utilizzate per eseguire le successive perizie di parte. I giudici hanno deciso, quindi, di conferire formale incarico peritale in occasione della nuova udienza del processo di secondo grado, fissata per martedì della prossima settimana.

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