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Limitazione della Libertà di pensiero: succede in una nota società del petrolchimico siracusano

Viviamo in una società falsa e cortese. Si subisce una forte sofferenza interna per paura di essere coinvolti ancor di più in situazioni poco edificanti. La sociologia pratica assume, oggi più che mai, gli aspetti di un fenomeno diffuso, ma con la dovuta riflessione della sintesi intrinseca nella falsa società in cui viviamo. I colleghi, i compagni di avventura, sono informati dal traditore delatore, falso amico e spione che addirittura registra la conversazione col suo telefonino attrezzato per lo scopo e riporta agli interessati i particolari svelati o di cose che hanno a che fare con l’avanzamento della carriera che sarà, spezzata. Si conforma così, con certezza, che viviamo in una società piena di insidie.

La premessa interpreta un ritorno al passato, all’oscurantismo, alla messa in circolo della schiavitù nell’era moderna, negando, di fatto, la libertà d’espressione, la manifestazione di pensiero con il ricatto di una sanzione disciplinare, o, ancora peggio, della perdita del posto del lavoro. Una società che opera nella zona industriale siracusana non rispetta la libertà di pensiero, di movimenti o peggio ancora d’espressione. Nella logica di: “o con me o contro di me”. Un’equazione tra il mafioso e l’arrogante in cui le vittime predestinate incontrano il diavolo nell’inferno sulla terra.

E questo rispetto ai famosi circoli viziosi che si formano nelle aggregazioni, come club ricreativi, associazioni e nei luoghi di lavoro, come nel caso. Vi è, dunque, in questo assurdo comportamento un’onda di ritorno allo schiavismo, al ricatto, alla prigionia per il bisogno del lavoro, in dispregio all’art. 21 della Costituzione, oltre che al vivere civile e al codice penale. Una serie di telefonate, indagini, domande a ventagli fatte dal prosseneta di turno su richiesta del superiore per sapere chi ha firmato un esposto o una congratulazione, una lusinga “all’antagonista” di turno; una dimostrazione di frustrazione obbediente all’approssimazione di un limitata capacità auto-dichiara e una limitazione dei valori della vita. Una miserabile azione del classico lessico siciliano che definisce tale siffatta condizione un tradimento non tanto celato solo per dimostrare al padrone di essere a pieno tempo suo umile servo, un infame.

Il Codice Penale in merito è chiaro: chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi, è punito con la reclusione da otto a venti anni. a riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfitta-mento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona. La conferma a questa logica, è nell’Art. 21 della Costituzione. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

È la manifestazione del pensiero che viene riconosciuta a tutti come diritto inviolabile, ma anche sulle persone. Nei casi in cui il lavoratore esprime giudizi negativi o positivi sui dirigenti dell’azienda, dove lavora.  Chiamalo come ti pare, ma rimani sempre un meschino.

Le vittime, racimolato le prove, hanno deciso di rivolgersi al proprio legale per difendere la propria libertà e dignità.

Concetto Alota

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